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Attivista a Raqqa: “Padre Dall’Oglio ucciso da jihadisti a luglio 2013”. Ma Osservatorio siriano: “Nessun indizio concreto”

26 maggio 2014 | 13.10
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Il fondatore della comunità monastica di Mar Musa sarebbe stato assassinato due ore dopo il sequestro. E’ quanto rivela il sito ‘Tahrir Syria’. La notizia della presunta esecuzione del gesuita era già stata diffusa ad agosto dello scorso anno e poi smentita. La Procura dispone accertamenti

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(foto Infophoto)

Il padre gesuita Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica di Mar Musa nel deserto siriano, sarebbe morto il 29 luglio del 2013, ucciso dai suoi rapitori dello Stato islamico in Iraq e nel Levante due ore dopo il suo sequestro. E’ quanto rivela il sito di notizie ‘Tahrir Syria’, che riporta la testimonianza di Abu Ibrahim al-Raqqawi, attivista della campagna ‘Raqqa viene sgozzata in silenzio’, venuto in contatto con un militante dello Stato islamico presente al momento dell’esecuzione.

Ma Rami Abdel Rahman, presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’organizzazione vicina all’opposizione siriana con sede a Londra, dice ad Aki-Adnkronos International che “non vi è alcun indizio concreto dell’uccisione di padre Paolo Dall’Oglio”. Le ultime informazioni avute dall’Osservatorio mostravano che il gesuita, rapito lo scorso luglio da militanti dello Stato islamico in Iraq e nel Levante, “era ancora vivo e i suoi sequestratori volevano aprire dei canali per negoziare il suo rilascio”, aggiunge Abdel Rahman.

La testimonianza - Stando al sito ‘Tahrir Syria’, il militante dello Stato islamico “non è riuscito a parlarne prima d’ora poiché temeva per la sua vita”. Il testimone racconta che, dopo una manifestazione davanti alla chiesa dei Martiri a Raqqa, città situata lungo il fiume Eufrate, nella Siria settentrionale, padre Dall’Oglio decise di andare a parlare con i capi dello Stato islamico presso la sede della provincia. Si trattava del primo tentativo da parte sua in tal senso, ma fu respinto e così accadde il giorno dopo. Il terzo giorno, vi era ad attenderlo Kassab al-Jazrawi, un comandante saudita, che proprio quel giorno aveva perso un fratello a Homs. Kassab si sarebbe rivolto a padre Dall’Oglio dicendo: “Sono tre giorni che ti diciamo di toglierti di mezzo, perché non te ne vai?”. Il militante ordinò allora l’arresto del gesuita, che fu portato nel carcere della provincia, dove i membri del gruppo cominciarono a denigrarlo e ad accusarlo di essere un ‘kafir’, ossia un ‘infedele’.

Padre Paolo avrebbe quindi chiesto a uno di loro quanti anni avesse, per poi apostrofarlo: “Quando tu non eri ancora nato, io già leggevo la biografia del profeta Muhammad”. Kassab decise allora di portare il gesuita alla diga, dove si trovava il tribunale islamico, nella zona di al-Mansoura, e lì sarebbe stato ucciso. Lo stesso Kassab chiese poi ai suoi uomini di nascondere il cadavere, che sarebbe stato gettato in una fossa a Raqqa, nei pressi della zona di al-Suluk. Il sito precisa che a uccidere padre Dall’Oglio è stato Kassab al-Jazrawi in presenza di un altro saudita, Khallad al-Jizrawi. Quando l’emiro di Raqqa, Abu Luqman, assente al momento dei fatti, venne a sapere il giorno dopo quel che era accaduto, si infuriò e venne perfino alle mani con Kassab al-Jazrawi. In seguito, ordinò di non rivelare la notizia e di non parlarne più.

Osservatorio siriano - “Lo scorso agosto abbiamo trasmesso informazioni di Abu Muhammad al-Suri (il disertore dello Stato islamico che avrebbe assistito all’uccisione del gesuita, ndr), le stesse riferite dalla Lega siriana per i diritti umani, il quale ci aveva detto che padre Paolo era stato ucciso dai combattenti dello Stato islamico dopo essere scomparso il 29 luglio, e diffondemmo un comunicato in tal senso”, spiega il presidente dell’Osservatorio. “Il giorno seguente - prosegue - abbiamo ritirato la notizia e trasmesso la conferma, avuta da elementi vicini allo Stato islamico, che padre Paolo era ancora vivo, ma nessuna delle due fonti ci ha fornito alcun indizio concreto a sostegno di quanto dichiarato”.

Sulla presunta morte di Dall’Oglio la Procura della Repubblica di Roma ha disposto accertamenti.

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