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Bloccata evacuazione Aleppo est, civili intrappolati

14 dicembre 2016 | 07.56
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Uno degli autobus che dovrebbe essere usato per evacuare i ribelli e le loro famiglie da Aleppo est (Afp) - AFP

Sono ancora ferma i bus inviati dal regime siriano in un punto concordato di Aleppo per evacuare i ribelli e le loro famiglie da Aleppo est, in base a un accordo raggiunto ieri sera. I motivi non sono stati chiariti. La tv libanese al-Mayadeen trasmette le immagini dei bus vuoti, spiegando che ci si aspetta un ritardo di alcune ore rispetto all'orario fissato per l'avvio dell'evacuazione, vale a dire le 4 di questa mattina.

I bus dovrebbero portare circa 5.000 ribelli e le loro famiglie ad al-Atareb, cittadina in mano all'opposizione a nord-ovest della città di Aleppo, e in alcune zone rurali nella parte est della provincia di Idlib.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani conferma che il regime sta ritardando l'inizio dell'evacuazione. In un tweet, Hadi al-Bahra, ex presidente della Coalizione nazionale dell'opposizione, ha accusato il regime di aver "bloccato l'accordo" e di aver chiesto ai ribelli di "partire senza le loro armi e andare solo a Idlib", contrariamente agli accordi di ieri.

Le Nazioni Unite precisano di essere "non coinvolte" nelle operazioni per l'evacuazione di ribelli e civili, dicendosi tuttavia pronte a fare la loro parte. L'Onu "è pronta a facilitare l'evacuazione volontaria e sicura dei feriti, dei malati e dei civili vulnerabili dai quartieri assediati della città", ha fatto sapere con un comunicato l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento delle questioni umanitarie (Unocha).

Secondo quanto riferisce la Bbc, l'evacuazione sarebbe ferma perché il regime pretenderebbe la simultanea evacuazione dei suoi militari e combattenti feriti e dei civili dalle città assediate dalle forze di opposizione. La richiesta che sarebbe stata avanzata dal regime non è tra i punti dell'accordo su Aleppo raggiunto ieri con l'opposizione. Fonti dell'opposizione siriana citate dal quotidiano turco filo-governativo 'Sabah', sostengono invece che l'avacuazione sarebbe stata rinviata a causa di nuove condizioni poste dall'Iran.

L'organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf) si dice "indignata per la violenza esercitata contro i civili" ad Aleppo e per "la passività dimostrata da tutti gli attori che possono fare qualcosa per fermarla". Msf chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare il proprio dovere di proteggere i civili, sia nelle aree assediate sia nelle aree riprese dal governo siriano.

Tutte le negoziazioni per garantire l'accesso delle Nazioni Unite e di altri attori, tra cui Msf, per fornire assistenza umanitaria nelle aree assediate di Aleppo Est sono state infruttuose, si legge in una nota, secondo cui "nella maggior parte dei casi sembra che le persone non abbiano avuto la possibilità di fuggire quando e dove avrebbero voluto". "Non è stato possibile evacuare i pazienti, rifornire gli ospedali e fornire assistenza cruciale alle persone intrappolate nell’area", denuncia Msf, ribadendo che "tutte le parti coinvolte sono state e sono ancora responsabili di questo fallimento".

Pochi operatori sanitari stanno ancora lavorando in condizioni estreme ad Aleppo Est e, riferisce l'organizzazione, esprimono profonda paura per il loro futuro immediato. Gli operatori sanitari e i pazienti di cui si prendono cura sono protetti dal Diritto Internazionale Umanitario, sottolinea la nota. In un conflitto caratterizzato da orribili atrocità contro i civili, come recentemente dichiarato anche dalle Nazioni Unite, Msf si dice "estremamente preoccupata per il destino della popolazione".

"E' una delle peggiori crisi che Msf abbia testimoniato negli ultimi anni - ha detto Teresa Sancristoval, responsabile dell'Unità di Emergenza di Msf per Aleppo - Ricordiamo a tutte le parti in conflitto che anche la guerra ha delle regole. È fondamentale che tutte le parti consentano alle persone di fuggire per trovare sicurezza, permettano l'evacuazione dei malati e dei feriti e facilitino la possibilità di fornire protezione e assistenza umanitaria alle persone intrappolate dalle linee del fronte".

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