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Vertenza Whirlpool in stallo, ancora muro contro muro fra azienda e sindacati

venerdì nuovo round ma Fim Fiom e Uilm temono escalation tensione

ECONOMIA
Vertenza Whirlpool in stallo, ancora muro contro muro fra azienda e sindacati

Vertenza in stallo sul piano di ristrutturazione dei siti ex Indesit proposto dalla Whirlpool. L'incontro di oggi al Mise tra sindacati e azienda infatti non ha segnato nessun passo avanti. E' muro contro muro e spiragli per una evoluzione del negoziato, al momento, non sembrano possibili. I sindacati continuano a chiedere di togliere dal tavolo di negoziato, in via preliminare, ogni ipotesi di chiusura degli stabilimenti di Carinaro e None e un dietrofront sui 1350 esuberi; la multinazionale americana di elettrodomestici, invece, conferma le ragioni economiche del piano che prevede la chiusura dei due siti. Un prologo largamente annunciato quello di oggi che ha spinto per questo, prima che iniziasse la riunione collegiale, il ministro dello Sviluppo Federica Guidi a proporre, in sede di riunione ristretta ai leader di Fim Fiom Uilm e Ugl, una pausa di riflessione e un rinvio del prossimo appuntamento previsto per l'8 maggio prossimo.


Una proposta che però i sindacati hanno rifiutato cosi' come e' stata respinta anche l'ipotesi, ventilata sempre dal ministro, di procedere, dal prossimo round, con riunioni a delegazioni ristrette alla ricerca di un punto di mediazione. L'incontro di venerdì, dunque, si terrà lo stesso anche in assenza di probabili novità ma il rischio che paventano Fim Fiom Uilm e Ugl è, a questo punto, che le tensioni a Carinaro possano esplodere comunque. Già prima dell'avvio dell'incontro infatti la Uilm aveva esplicitato i propri timori. "Credo che l'incontro di oggi non sarà produttivo perché temiamo che l'azienda possa mantenere le sue posizioni di rigidità", aveva spiegato il leader Uilm, Rocco Palombella. "Forse servirà altro tempo ma noi ribadiamo che i siti non vanno chiusi e che il numero degli esuberi sono inaccettabili", aveva aggiunto. Poi la conclusione dell'incontro che non aveva spostato di una virgola le rispettive posizioni. Ora i sindacati guardano alla rabbia dei lavoratori. Già tre operai, mentre a Roma si discuteva, sono saliti sul tetto dello stabilimento di Caserta e non sembrano avere voglia di scendere velocemente. Altre iniziative "eclatanti" potrebbero arrivare.

"Questa conclusione rischia di produrre una escalation di tensione", dice uscendo il segretario della Uilm Campania, Giovanni Sgambati che ricorda anche i 50milioni messi sul tavolo per Carinaro dalla Regione Campania proprio oggi. Risorse che per l'Ugl potrebbero far leva sulle intenzioni dell'azienda". “L’auspicio è che i 50 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania per lo stabilimento di Carinaro siano una risorsa propedeutica a una discussione diversa, che stavolta davvero non abbia pregiudiziali sulla chiusura di un sito produttivo che dà lavoro a centinaia di famiglie di dipendenti diretti e del vasto indotto, in un territorio, inoltre, già gravemente colpito dalla crisi”, commenta il segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera.

Di parere opposto la Fiom. "Per l'azienda l'impegno assunto questa mattina dalla Regione Campania di un finanziamento fino a 50 milioni di euro per le politiche attive del lavoro e l'ammodernamento della struttura è considerato condizione necessaria ma non sufficiente per modificare l'assetto attualmente previsto dal piano", rilevano le tute blu della Cgil. Per la Fiom "è indispensabile ricercare, anche attraverso il possibile rientro di ulteriori volumi produttivi dai siti Emea, una prospettiva in grado di garantire l'integrità del Gruppo". Dure le critiche anche dalla Fim. "L’ambiguità̀ dell’azienda è inaccettabile, togliere le pregiudiziali significa: dire che si è disposti a discutere su tutto, con l’obiettivo di trovare soluzioni concrete per tenere tutti i siti aperti e l’occupazione", spiega Zanocco per il quale" anche l’azienda deve riflettere ritirando la chiusura dello stabilimento di Carinaro" mentre il governo deve far Rispettare "il Piano Italia del 3 dicembre 2013, che Whirlpool al momento dell’operazione su Indesit conosceva bene".



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