Italianway 'salva' case sfitte o invendute, a Milano la start up che sfida Airbnb

Entro il 2016, a Milano, conta di arrivare a gestire 400 appartamenti dagli attuali cento

ECONOMIA
Italianway 'salva' case sfitte o invendute, a Milano la start up che sfida Airbnb

Davide Scarantino, socio fondatore Italianway

Le stime parlano di 30mila immobili sfitti a Milano. Hanno piena abitabilità, sono per lo più nuovi, mai venduti: insieme a questi, ce ne sono altri, senza inquilini e 'congelati' dai proprietari che non sanno che farsene. Troppa paura del rischio credito e di perdere il diritto sul bene immobiliare, affittandolo per un lungo periodo. Da un annetto, due amici di famiglia dai tempi dell'infanzia hanno deciso di intercettare questa fascia di mercato gestendo le case di altri, a scopi turistici, per locazioni brevi: così è nata una start up, Italianway, che per ora mette a disposizione cento appartamenti ma conta di arrivare a 400, anche con acquisizioni, entro il 2016.


"Siamo partiti da venti immobili in zona Sempione e abbiamo scoperto un mondo, adesso ci sono sempre più proprietari che ci contattano. Il mercato ha un potenziale enorme non ancora sfruttato", spiega all'Adnkronos Davide Scarantino, 43 anni, innamorato del mondo della tecnologia e dell'imprenditorialità tanto da fondare un incubatore di progetti, Hq Industrial Assets, con otto start up in portafoglio.

Con lui, ha creduto al progetto l'amico Gianluca Bulgheroni, un costruttore di 42 anni, amministratore dell'impresa Edilpark. Entrambi architetti e nati a Milano, hanno studiato al Politecnico. A inizio 2015, e poi con Expo 2015, hanno capito che il turismo a Milano ha un trend di crescita costante e chi viene in città preferisce le case agli hotel. ItalianWay, però, assomiglia solo superficialmente ad Airbnb. L'approccio della start up, che punta a una crescita del fatturato di quasi il 600% nel 2016, è di tipo alberghiero.

Un approccio di questo tipo significa "avere un ufficio booking aperto sette giorni su sette, concierge dedicata, reception di quartiere, servizi personalizzati per ogni appartamento e una struttura organizzativa con tanti dipendenti", sottolinea Scarantino. Il target è quello di un albergo da tre a quattro stelle e i prezzi variano, come per tutte le strutture, a seconda della stagione. La formula ha avuto successo: facendo affidamento sul solo passaparola, Italianway ha ospitato in un anno 22mila persone.

Oltre agli spesso facoltosi proprietari di appartamenti in zone di pregio di Milano che non se la sentono di occuparsi direttamente di affitti brevi, Italianway ha intercettato anche un altro genere di potenziali clienti del servizio: gli italiani residenti all'estero. "Si sono liberati tantissimi appartamenti di residenti all'estero che vogliono poter tornare nella loro casa, durante le feste. Noi gestiamo il loro appartamento, il resto dell'anno, garantendo loro una resa". La commissione da pagare alla start up è il 25% del prezzo di locazione.

Le reception di quartiere per ora sono in Darsena e in Corso Como, ma i due soci contano di aprirne altre nel corso dell'anno. Le quattro aree principali sono il centro storico, i Navigli, Porta Nuova e l'asse di Corso Sempione, "che è funzionale per le Fiere". La rotazione di turisti è veloce, il soggiorno medio è di due giorni e mezzo e il tasso di riempimento degli appartamenti è prossimo all'80%.

Gli standard per scegliere gli immobili da inserire nel circuito Italianway sono molto selettivi. "Dove l'appartamento non risulti idoneo o sufficientemente caldo per essere ospitale, interveniamo anche con una vera ristrutturazione". In questo caso paga il proprietario, ma la start up può anche anticipare l'investimento, "recuperando poi con gli introiti della locazione". Una volta pronta, la casa viene fotografata e filmata per essere inserita nel sito (italianway.house).

In futuro, il progetto è quello di espandersi fuori dai confini del capoluogo lombardo. "Il nostro obiettivo - racconta sempre Scarantino - è diventare su Milano la struttura più significativa come numeri di posti letto. Dimostrata la validità del modello, potremmo aprire il capitale a investitori e espanderci in Italia, in altre città medio-grandi".

Del resto, il Paese si caratterizza per avere tanti beni non utilizzati, compresi quelli che appartengono al patrimonio dello Stato. Tra le mete più ambite al mondo, l'Italia "ha una vocazione naturale per questo tipo di business. Chissà che un domani - si augura l'imprenditore - non riusciremo a gestire anche beni del Demanio".



RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.