Jobs act, attesa per decisione Consulta: i referendum della Cgil

ECONOMIA
Jobs act, attesa per decisione Consulta: i referendum della Cgil

Cresce l'attesa per la seduta della Corte Costituzionale che domani deciderà sull'ammissibilità dei referendum proposti dalla Cgil. Tre quesiti con cui il sindacato di Corso d'Italia intende correggere la riforma del mercato del Lavoro del governo Renzi, con la parziale abrogazione del 'nuovo' articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo previsto dalla legge 300, cancellando ogni possibilità di utilizzo dei cosidetti voucher, i buoni-lavoro con cui si può attualmente pagare il lavoro accessorio e reintroducendo la piena "responsabilità solidale" in tema di appalti limitata invece dalla Legge Biagi del 2003.


Temi, questi, che trovano spazio anche nel nuovo Statuto dei lavoratori che la Cgil ha 'trasformato' in un disegno di iniziativa popolare, la "Carta dei Diritti Universali del Lavoro" che ha presentato alla Camera dove il provvedimento è ancora in attesa di essere calendarizzato.

ARTICOLO 18: obiettivo della Cgil è ripristinare la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sotto dei 15 dipendenti e fino a 5, recuperando così "un principio fondamentale" di giustizia sul lavoro. Il quesito dunque chiede di abolire ed estendere la normativa attuale che in caso di licenziamento illegittimo, prevede per i nuovi contratti a tutele crescenti il pagamento al lavoratore di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità. Nel caso ciò avvenga in aziende con meno di 5 addetti il reintegro, chiede ancora la Cgil, non sarà automatico ma a discrezione del giudice e nel caso sarà il lavoratore a scegliere tra un risarcimento congruo o il rientro in azienda.

VOUCHER: obiettivo della Cgil è l'abrogazione dei così detti Buoni per il lavoro accessorio, gli assegni da 10 euro lordi, 7,50 euro netti, con cui attualmente si possono pagare un ampio spettro di prestazioni accessorie entro un tetto di 7mila euro l'anno. Strumenti, questi, nati nel 2003 con la riforma Biagi in versione anti-sommerso e circoscritti alle prestazioni di studenti e pensionati, poi ampliati nell'applicazione dal governo Berlusconi nel 2010 fino alla modifica del tetto massimo annuale dal governo Renzi, il cui utilizzo è lievitato in maniera esponenziale soprattutto nel 2015 ma che nel 2016 ha toccato quota 121,5 milioni di assegni venduti, secondo gli ultimi dati Inps. Dati che prefigurerebbero un abuso nel loro utilizzo, il motivo per cui la Cgil ne chiede l'abrogazione: "le disposizioni di legge hanno consentito un utilizzo di questo istituto improprio ed invasivo, tale da favorire forme incontrollate di precariato".

APPALTI: obiettivo della Cgil è il ripristino della piena responsabilita' solidale in tema di appalti. Il quesito perciò chiede di abrogare le attuali disposizioni di legge con le quali per il sindacato è stata attenuata e vanificata la responsabilità datoriale verso i lavoratori. Nel mirino la legge Biagi, in particolare il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante "Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 comma 2". Per il sindacato, che vuole così ostacolare eventuali pratiche di concorrenza sleale proteggendo i lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, ci deve essere infatti un'uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro.



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