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Gsk, un'azienda moderna è per l'inclusione

ECONOMIA
Gsk, un'azienda moderna è per l'inclusione

Che siano promossi dalle università o da partner privati, i career day sono un'opportunità d'incontro che permette alle aziende di raccontarsi, raccordarsi con il mondo della formazione e illustrare i profili ricercati. Sono una quarantina gli appuntamenti di orientamento a cui Gsk ha partecipato in tutta Italia dall’inizio dell’anno ma la farmaceutica ha deciso di non mancare a un’iniziativa - è il caso di dire - 'diversa': due giorni, il 7 novembre a Verona e il 21 a Roma, dedicati all’inserimento lavorativo delle persone appartenenti a categorie protette.

Un tema, quest’ultimo, non più differibile, sottolinea l'azienda, ricordando che, secondo l'Istat, sono il 44% le persone disabili o con limitazioni funzionali anche lievi, invalidità permanenti o una malattia cronica grave che lavorano. I dati ufficiali sull'inclusione lavorativa delle persone con disabilità, recenti ma relativi al 2015, raccontano di uno scenario in miglioramento, con ancora significativi gap da colmare.

"Come impresa che guarda all’inclusione e alla diversità - spiega in una nota - si tratta di un fronte su cui impegnarsi, grazie alle politiche Gsk globali, a eventi come il Diversity Day, agli stimoli del Jobs Act e agli indirizzi contenuti nella recente nota di aggiornamento del Def 2018, che parla di incentivi alle assunzioni dei lavoratori con disabilità e incremento del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili".

Gsk è una realtà articolata in Italia, con 5 sedi che si occupano di settori diversi della salute (farmaci, vaccini, farmaci da banco e prodotti di largo consumo); sedi che sono entrate a far parte del gruppo in tempi diversi, portando ciascuna eredità importanti. Quest'impronta si riflette in un ambiente di lavoro ricco di stimoli che provengono proprio dalle differenze.

La fotografia della diversity in Gsk racconta di un'azienda plurale: le donne rappresentano il 49% della popolazione aziendale, l'età media dei dipendenti è 42 anni con una forbice generazionale che unisce tre generazioni, spaziando dai 21 del più giovane ai 69 del collega più maturo. Anche le mansioni sono differenziate in Italia: su 10 collaboratori, 5 lavorano in produzione, 3 nell'area commerciale e amministrativa, 2 in ricerca e sviluppo.

La loro provenienza? Oltre 50 nazionalità sono rappresentate in Gsk, con Siena come realtà maggiormente multiculturale. Gsk aderisce, inoltre, a Valore D, la prima associazione di grandi imprese per sostenere la diversità, l'equilibrio di genere e una cultura inclusiva per la crescita delle aziende e del Paese.

"Accogliere la diversità in azienda, qualsiasi essa sia, è un'opportunità di management dell'inclusione per tutta l'organizzazione", commenta Alfredo Parato, 46 anni, veronese e recentemente nominato a capo delle Risorse umane di Gsk Italia.

"Nell'ambito delle disabilità e del collocamento mirato, inoltre, siamo chiamati a una accurata progettazione organizzativa che tocca mansioni, ambienti, strumenti di lavoro e non da ultimo le relazioni. Per essere sempre più un'azienda moderna in cui lavorare, ci stiamo impegnando su molti fronti, che partono appunto dall'inclusione e dalla valorizzazione delle diversità, ma guardano anche allo sviluppo delle persone, a pratiche life-friendly e alla salute e benessere dei dipendenti", aggiunge.

"E' con questo spirito che in tutte le nostre sedi sono state avviate esperienze di lavoro agile e che offriamo gratuitamente a dipendenti e familiari 22 servizi di prevenzione tra cui screening, check up e vaccinazioni”, conclude.

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