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Arrestata figlia fondatore Huawei

ECONOMIA
Arrestata figlia fondatore Huawei

(Fotogramma /Ipa)

Rischiano di acuirsi nuovamente le tensioni tra Cina e Stati Uniti, in seguito all'arresto in Canada di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, nonché figlia del fondatore del colosso di telefonia. L'arresto, avvenuto a Vancouver il primo dicembre - giorno in cui il presidente cinese, Xi Jinping, e il presidente americano, Donald Trump, si sono incontrati a margine del G20 di Buenos Aires per sancire una tregua nella guerra commerciale tra i due giganti - è già un caso diplomatico, con Pechino che parla di "violazione dei diritti umani".
Il ministero della Giustizia canadese ha fatto sapere che Meng, figlia del fondatore del gruppo ed ex ingegnere dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese Ren Zhengfei, è stata arrestata su richiesta delle autorità americane nell'ambito di un'indagine su sospette violazioni delle sanzioni iraniane da parte di Huawei. Il gigante cinese delle telecomunicazioni era già sotto controllo da parte di funzionari dell'intelligence statunitense che ritenevano la compagnia una minaccia alla sicurezza nazionale. Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi del Wall Street Journal, l'amministrazione Trump ha fatto pressioni sul Canada e su altri alleati stranieri per non utilizzare le apparecchiature Huawei nelle loro nuove reti di telecomunicazioni 5G per via dei rischi sul fronte della cybersicurezza.
La preoccupazione espressa dall'intelligence Usa verte sul fatto che Huawei e altre società cinesi potrebbero essere monitorate dal governo di Pechino o dal Partito comunista al potere, aumentando il rischio di spionaggio. E a ottobre, in una lettera al primo ministro Justin Trudeau, i senatori statunitensi Marco Rubio e Mark Warner hanno espresso "gravi preoccupazioni" circa la possibilità di interferenze del governo cinese nella rete di telecomunicazioni del Canada.

Ma Huawei non è la prima azienda cinese di apparecchiature di telecomunicazione a finire nel mirino delle autorità statunitensi. All'inizio dell'anno, il Dipartimento del commercio statunitense ha imposto alle società americane il divieto di fornire al produttore di smartphone cinese ZTE componenti e tecnologie per sette anni, a causa del mancato licenziamento di alcuni manager responsabili di aver violato le sanzioni commerciali contro Iran e Corea del Nord.
Il divieto ha quasi distrutto la società tecnologica cinese, costringendola a chiudere tutte le principali attività negli Stati Uniti a maggio. Un mese dopo, Washington e Pechino hanno tuttavia raggiunto un accordo che ha potuto ricominciare a operare sul territorio nazionale dietro il pagamento maxi-multa da un miliardo di dollari e il versamento di ulteriori 400 milioni in garanzie contro future violazioni delle politiche statunitensi sull’export.

Il caso ha mostrato che la Cina dipende fortemente dalle importazioni di semiconduttori o chip informatici di produzione statunitense e ha rafforzato la necessità di Pechino di diventare autosufficiente in questa tecnologia chiave. Huawei è il più grande fornitore mondiale di apparecchiature per telecomunicazioni al mondo. Ma le sue attività negli Stati Uniti sono state strettamente limitate dalle preoccupazioni che potrebbero indebolire i concorrenti americani e che i suoi telefoni cellulari e le apparecchiature di rete, ampiamente utilizzate in altri paesi, potrebbero fornire a Pechino vie di spionaggio.

A maggio, il Pentagono ha affermato che i dispositivi di Huawei e ZTE rappresentano un rischio di sicurezza "inaccettabile" e al personale delle basi militari statunitensi è stato vietato l'acquisto di cellulari di entrambi i gruppi. Durante l'estate, l'Australia ha impedito a Huawei di fornire la tecnologia 5G per le reti wireless nel paese a causa dei timori legati allo spionaggio. Il governo neozelandese ha seguito l'esempio a novembre, ma ha affermato che il problema era di natura tecnologica.

In Europa da tempo è in corso un dibattito che affronta il problema della sicurezza che nasce dall'affidare le nuove reti di telefonia avanzata al colosso cinese. E ieri il più grande operatore della Gran Bretagna, BT, ha annunciato che Huawei è stata esclusa dalla fornitura di tecnologie per la realizzazione delle reti di prossima generazione 5G e verrà eliminata anche dalle reti 3G e 4G già esistenti.

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