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Tav, Foietta: "Non farla costerà 4 mld"

ECONOMIA
Tav, Foietta: Non farla costerà 4 mld

Immagine di repertorio (Fotogramma)

La valutazione costi benefici? Un falso. Il prezzo per non farla? Oltre 4 miliardi, tirati fuori dalle tasche degli italiani. La verità? Si punta al trasporto su gomma. A denunciarlo è Paolo Foietta Commissario straordinario del Governo per l'opera targata Tav che invita chi, nell'esecutivo, usa la costruzione della tratta ad alta velocità Torino-Lione per pagare il conto con il proprio elettorato tenendo nascosto che sulla linea correranno anche 22 treni al giorno, dedicati solo ai passeggeri.


''Che si dica che per la prima volta si prende in carico e si assume un'analisi di valutazione economica - dice all'Adnkronos- è ridicolo e falso, così come si lasci trapelare che i costi sarebbero maggiori dei benefici dato che solo l'equipe di Ponti pare si sia espressa''. E questo perché prima della 'costi benefici' ''sono state fatte cinque valutazioni, tra cui quella della società pubblica italo-francese e almeno due dall'Unione europea che ha affidato gli studi a società terze''.

Con la costi-benefici fatta dall'attuale esecutivo ''si arriva al paradossale annunciando un risultato negativo senza far vedere i numeri, senza spiegare nulla e senza dire che poi su tutto dovrà pronunciarsi un responsabile della struttura tecnica del ministero delle infrastrutture. Una farsa insomma''.

Secondo Foietta però si tratta di una farsa necessaria perché ''fa parte del rimborso elettorale che si dà a una parte della base elettorale''. Per il commissario ormai in scadenza i costi da sopportare per dire no alla Tav sarebbero assurdi e bisognerebbe spiegare agli italiani che saranno tutti soldi in meno per loro. ''Costi precisi fatti dalla Bocconi e quindi non stime campate per aria dicono che non farla costerà da due miliardi e mezzo a 4 miliardi e 100 milioni, contro i 2 miliardi e 900 milioni della sezione transfrontaliera. Dicano chi pagherà. Anche perché nessuno sembra non vedere che i 26 km scavati andranno messi in sicurezza, che il tracciato del Frejus progettato nel 1856 andrà adeguatato alle norme attuali altrimenti dovrà essere chiuso''.

Ma è lo stesso atteggiamento tenuto dal gruppo di Ponti a lasciare basito il commissario: ''Da una parte fanno una politica per ridurre le emissioni, dall'altra, nelle valutazioni, come per il terzo valico, dicono che i costi, cioè i mancati introiti per le società autostradali e le mancate accise sui carburanti per lo Stato sono costi determinanti per dire no all'opera. Cioè o sono contradditori o vogliono una politica su gomma. E d'altronde dire no alla Tav significa mantenere 3 milioni e mezzo di tir che attraversano la pianura padana, cioè 44,1 milioni di tonnellate di merci che continueranno a essere trasportate sulla direttrice francese su gomma, cioè il 93%, contro le 28 mln di tonnellate trasportate sulla direttrice Svizzera di cui però il 70% viaggia su rotaia''.

Cioè si dice: ''Meglio più inquinamento in un quadro in cui tutto il mondo punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e mentre il partner di governo ha fatto la battaglia sulll'eliminazione delle accise. Se non è schizofrenia questa... E basta con la balla spaziale che servirà solo per le merci. Per queste vi saranno 162 treni giornalieri, ma per i passeggeri ve ne saranno 22. I tempi per raggiungere Parigi scenderanno a 4 ore e mezza, con benefici anche sul turismo''.



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