'MedGulf&Africa', luoghi della crescita e strategie di sviluppo

ECONOMIA
'MedGulf&Africa', luoghi della crescita e strategie di sviluppo

Cooperazione. La parola è magica. Non nuova. Ma onnicomprensiva. Espressione di una volontà. Spesso rinnegata. Al di là del mar Mediterraneo. Il Continente Nero. Aiutarli a casa loro. Finora ha prevalso lo schema colonialista. Nel frattempo, silenziosa, la Cina sta presidiando, a modo suo, il territorio, utilizzando lo stesso format in uso per la Via della Seta. La Fondazione Istud insieme alla Rappresentanza Regionale della Commissione europea a Milano, hanno costruito l’european colloquium 'GULFMED&AFRICA. Al di là del mare, per la cooperazione. I luoghi della crescita. Strategie di sviluppo' che si svolgerà il 20 marzo a Milano (9.30-13.00) presso la Sala delle Colonne, Palazzo Giureconsulti, via Mercanti, 2 (vicino Piazza Duomo). Partecipazione e iscrizione gratuita sul sito www.istud.it


Prima dell’appuntamento meneghino si sono espressi i relatori che interverranno e che tracciano opportunità e problematicità per l’Italia nell’affrontare un’area commerciale così ampia. “Serve un piano Marshall. Scommettendo sui giovani. Perché l’Europa – afferma Marella Caramazza direttore generale della Fondazione Istud - deve preservare un ruolo. Che è tradizione. Distintiva. Propria. Comparabile al metodo d’approccio verso l’area del Golfo”. “Un work in progress ordinato, crescente e ricco di opportunità. Quali saranno le strategie di investimento? Come cambia l’orientamento delle imprese e delle istituzioni finanziarie? E il ruolo delle banche e delle grandi imprese intente a tessere forieri progetti per le comunità?”, si domanda Maurizio Guandalini, chairman dell’evento internazionale di Milano.

"L'Africa e i Paesi del Golfo sono partner importanti per l'Unione europea. Abbiamo rapporti commerciali stretti e un piano di investimenti specificatamente rivolto a questi paesi, come il piano europeo per gli investimenti esterni, che punta ad attirare in Africa 44 miliardi di investimenti privati per creare attività produttive e occupazione", ha ricordato Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.

“Esistono oggi, in Africa, oltre 400 società con un giro d’affari superiore al miliardo di dollari, che hanno spesso molta difficoltà ad operare con aziende “occidentali”, che tendono – esordisce Maurizio Quarta managing partner di Temporary Management &Capital Advisors - a leggerne soprattutto grande complessità e corruzione. Inserire dei temporary manager in alcune funzioni chiave aiuta ad introdurre nuovi sistemi e modelli di gestione che potrebbero facilitare i rapporti”.

La via è investire, collaborare e supportare l’Africa in una direzione più sostenibile di sviluppo. “Noi – è la testimonianza di Daniela Ropolo di CNH Industrial - portiamo il nostro sapere, le tecnologie, ad esempio attraverso una meccanizzazione mirata, con l’intento di poter crescere tutti insieme mediante relazioni e collaborazioni con le popolazioni locali attraverso programmi formativi per sviluppare le competenze tecniche dei giovani”. Il partenariato pubblico-privato è sempre più spesso un metodo di procurement per la pubblica amministrazione. “Uno stretto rapporto con il privato – segnala Eugenio Bettella Managing Partner di Roedl & Partner - permette di attrarre maggiori risorse finanziarie e competenze, non sempre presenti al suo interno, che le consentono di portare a termine grandi opere infrastrutturali o forniture di servizi di interesse pubblico, condividendo con il privato anche i rischi di realizzazione di questi progetti”.

In un futuro non troppo lontano vedremo prendere forma quella che è già nota come la “Silicon Savannah” dell’Africa, confida l’avvocato Barbara Cavallin di Roedl.

Le illusioni. I cambiamenti. E le disillusioni. A partire dalla Primavera araba. La crisi odierna, in parte, paga dazio per mancanze, ritardi atavici e sommovimenti epocali. L’Isis, la Libia. E l’Algeria. “Il Paese nordafricano potrebbe rappresentare – precisa Michela Mercuri, dell’Università di Macerata, tra le maggiori studiose dell’area Med - un possibile crocevia per il flusso dei migranti dagli Stati dell’Africa centrale verso il Mediterraneo, divenendo il nuovo hub di un business ancora molto remunerativo. Mentre in Libia è necessario stabilizzare la situazione prima di indire nuove elezioni che sarebbero motivo di scontri tra le parti”.

Ma in Libia si può investire? Il direttore generale di Banca UBAE, Mario Sabato è convinto di sì. “UBAE è partner privilegiato per i rapporti con tutte le banche libiche e quindi ad esempio, aggiunge la sua 'conferma' a lettere di credito disposte da 'applicant' in tutte indistintamente le banche della Libya, anche con tenor/durata rischio molto lungo”.

Nel frattempo i paesi del Golfo hanno vissuto la loro transizione. Non più al centro solo petrolio. Ma la diversificazione finanziaria è stato il cambio di passo. La finanza islamica. "L'utilizzo di modi di finanziamento – dettaglia Alberto Brugnoni, Managing Partner di Assaif - accettati dalla finanza islamica all'interno del quadro normativo che regolamenta l'emissione di mini-bonds permette alle PMI di aumentare il numero delle possibili fonti di funding". E di rincalzo l’economista Luigi Santovito puntualizza che “i numeri dei potenziali consumatori sono da capogiro, due miliardi di musulmani nel mondo di cui 25 milioni in Europa con una presenza di 2 milioni di persone in Italia. Il mercato halal a livello mondiale vale più di 500 miliardi di euro, circa 1/10 di questo giro d'affari interessa l'Eurozona e una buona fetta (5 miliardi di euro) il nostro Paese.”

Sono i nuovi scenari finanziari, Gulf&Med, oltre la crisi di fiducia, sintetizza Hatem Abou Said, tra i maggiori conoscitori internazionali dell’area, rappresentante di Al Baraka Banking Group del Bahrein, un paese che è una porta d’accesso al mercato di 1,5 trilioni di dollari del Gulf Cooperation Council. Tra il 20 ottobre 2020 e il 10 aprile 2021 ci sarà Expo 2020 Dubai, Connecting Minds, Creating the Future, con un flusso stimato di 25 milioni di visitatori. "Gli Emirati Arabi Uniti sono da anni una meta privilegiata per le aziende italiane desiderose di espandere le proprie attività in Medio Oriente, grazie ad una posizione logistica ottimale, infrastrutture all’avanguardia e un ambiente economico particolarmente favorevole e business friendly. L’EXPO di DUBAI nel 2020 rappresenta un’ulteriore momento di sviluppo per il Paese, nonché un’imperdibile vetrina per le aziende italiane", afferma Giovanni Bozzetti, president EFG Consulting and Representative Abu Dhabi Chamber of Commerce and Industry.

Un Club della Meccanica nel Med&Gulf? A proporlo è Giovanni Roncucci, presidente della Roncucci&Partners Group. “Data una rete di distribuzione già strutturata, occorre ora selezionare aziende italiane del settore metalmeccanico che possano sviluppare la propria presenza nei mercati GCC, Medioriente e Africa. L’obiettivo è diventare un interlocutore affidabile per un mercato dove crescono le competenze”.



RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.