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Ice Pechino: "vino italiano insidia quello francese su clienti high-spender"

Scarpa, 'dati Dogane cinesi segnalano crescita del 4,6%, ma dobbiamo recuperare ritardi di decenni sugli Chateaux d'oltralpe'

ECONOMIA
Ice Pechino: vino italiano insidia quello francese su clienti high-spender

(Foto Fotogramma)

(di Cristina Armeni) - Il vino rappresenta - in termini di valore - il settore leader delle esportazioni italiane agroalimentari in Cina, con una quota di circa un quarto del totale. Infatti, su oltre 560 mln di euro delle esportazioni agroalimentari in Cina, le nostre bottiglie rappresentano circa 150 milioni di euro. Peraltro, nel 2018 l'Italia è stata il paese europeo con una minore erosione di questo export, dal momento che in base ai dati Eurostat espressi in euro, perde il 2,4% contro il - 20,3% della Francia e il - 18,8% della Spagna.


Addirittura, stando alle rilevazioni delle Dogane cinesi (China Customs) calcolate in dollari, l'export del vino italiano segna un + 4,61% contro il -12,64% della Spagna e il -3,12% della Francia. Il quadro emerge da un'elaborazione dell'Ice di Pechino: a spiegare l'apparente scarto il fatto che i dati Eurostat, fanno riferimento al Paese di emissione della fattura da cui proviene la merce, mentre le dogane cinesi registrano il paese di origine dei prodotti.

Tuttavia, "è interessante vedere che l'Italia perde molto meno degli altri paesi, ad esempio della Francia che resta comunque" il top exporter di vini verso Pechino - sottolinea all'Adnkronos Amedeo Scarpa, direttore dell'ICE di Pechino e coordinatore della rete ICE in Cina - Quindi guai a fare trionfalismi: noi dobbiamo sempre recuperare un ritardo di decenni, ma se guardiamo al trend, negli ultimi tre anni l'Italia del vino rispetto ad altri competitor europei è quella che è andata meglio in Cina".

"Siamo all'inizio di un recupero, è cambiato il trend e guardiamo soprattutto alla Francia - prosegue Scarpa - prima di noi però ci sono Cile e Australia che stanno andando molto forte grazie al fatto che hanno accordi bilaterali con la Cina a dazio zero". Nel 2018 però non c'è stato l'explot che ci si aspettava "perché c'è stato un problema di domanda cinese, soprattutto negli ultimi 3 mesi dell'anno e a dicembre in particolare". L'export di Italia, Francia e Spagna cresceva moltissimo fino al primo semestre con l'Italia leader con + 25% (Francia + 14% e Spagna + 9,22%), a settembre la crescita si è assottigliata quindi c'è stato un momento di crisi di domanda interna, strettamente collegata al rallentamento dell'economia del Dragone.

L'andamento della crescita delle vendite retail in Cina infatti documenta come da giugno 2017, quando il tasso di crescita era dell'11%, si è passati a febbraio 2019 all'8,2% fin da dicembre 2018.

Proseguendo nell'analisi dell'Ice di Pechino si osserva come in termini di quota di mercato la Francia è al 38- 39%, l'Italia ha una quota intorno al 7% ma risalendo in tre anni da una quota del 4,8%, e nel 2018 avrebbe in pratica raggiunto la Spagna (tra la quarta e la quinta posizione).

"E' un buon incremento, è una quota ancora molto piccola che non ci soddisfa - commenta Scarpa - il trend è cambiato ma i francesi sono arrivati decenni prima di noi e noi scontiamo anche il fatto di avere moltissime denominazioni mentre loro sono entrati con un solo nome: 'Bordeaux'. Siccome sta cambiando il profilo del consumatore cinese, più sofisticato, più competente, ritengo che abbiamo grandi potenzialità di crescita".

"Quello cinese è un mercato global, - spiega il responsabile dell'Ice di Pechino - trascinato dai Millenials e dalla Generazione Z e, a guidare i consumi, sono le donne. I grandi nomi del vino italiano hanno accordi con Cofco che è il più grande rivenditore cinese ed è di proprietà statale. Le grandi cantine italiane ci possono assicurare un posizionamento in target specifici, medium high spender, wine lovers, che spendono tra i 20 e 30 euro a bottiglia, una fascia medio alta, laddove le etichette top, la fascia altissima, è già satura con i Chateaux francesi".

L'Ice sta portando avanti un piano di promozione, informazione e comunicazione con il Mise, Unione Italiana Vini e Federvini. Per il digital marketing, visto che è il mercato e-commerce più grande al mondo, dove tutti si informano e acquistano con il telefonino, sono state sviluppate collaborazioni con le principali piattaforme cinesi, a cominciare da Alibaba. Partita sei mesi fa l'operazione di marketing ha già raggiunto 200 milioni di contatti.

Il piano riguarda anche una campagna di formazione dei professionisti del vino italiano, sono state formate oltre 500 promotori (tra importatori, distributori e rivenditori) in 14 principali città della Cina, da Pechino a Shanghai, da Chegdu a Wenzhou. Inoltre, sono stati coinvolti i top influencer, i cosiddetti KOL (Key Opinion Leader) dei blog cinesi, che hanno decine e decine di follower. Con i KOL vengono realizzate promozioni sui blog e sui social cinesi che sono Wechat e Weibo.

Al termine del corso di tre giorni, finanziato dal governo italiano, viene consegnato un diploma 'I love Italian wine' e le serate di premiazione mandate in diretta streaming dagli stessi Key Opinion Leader vengono seguite online da decine di milioni di persone.

"Abbiamo creato la curiosità verso il vino italiano" conclude Amedeo Scarpa, forte del successo riscontrato dall'Italia alla 100a edizione dell’International Wine and Spirit Show di Chengdu, la più importante fiera del vino, appena conclusasi, che ha visto la partecipazione, con il supporto dell'Ice, di oltre 250 importatori, distributori e rivenditori di vino italiano in Cina.



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