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Def, le perplessità della Corte dei Conti

ECONOMIA
Def, le perplessità della Corte dei Conti

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L’introduzione di correttivi che ripristinino misure di sostegno ai settori produttivi e alle imprese, contenuti nel Def, avrebbe dovuto essere accompagnata da ''misure in grado di riqualificare la spesa pubblica e di liberare risorse per una riduzione dell’onere fiscale''. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, nell'audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell'esame del Documento.


"Occorre muovere verso una più strutturale rivisitazione del sistema impositivo - aggiunge -, in direzione di una maggiore equità e di un più favorevole ambiente per la crescita". E "per rafforzare gli effetti positivi" degli interventi impositivi, "occorre porre attenzione alla sostenibilità e alla stabilità del sistema fiscale nel suo complesso - afferma il presidente della Corte dei Conti - posti a rischio da interventi disorganici".

Inoltre, "nel Def si compie una scelta di rinvio nella definizione dei contenuti effettivi della manovra e ciò desta perplessità, sia per la portata degli interventi che si profilano, sia per l'incertezza che si determina nelle scelte degli operatori economici, famiglie e imprese, che da tagli di spesa o aumenti di entrata vengono necessariamente interessati'' afferma Buscema.

La flat tax ''potrebbe essere in astratto idonea a raggiungere l'obiettivo'' di ridurre il carico fiscale che grava sui ceti medi, ''sempre che risulti idonea a superare le disparità e le iniquità dell'attuale sistema dell'imposizione sui redditi, ormai caratterizzato da una molteplicità di aliquote e di regimi sostitutivi'' dice Buscema.

L'introduzione di un nuovo sistema di imposizione sui redditi, inoltre, dovrebbe essere ''effettivamente compatibile con lo stato della finanza pubblica''. Ma "resta ferma, in tale ambito, la necessità di non determinare salti impropri nelle aliquote marginali effettive''.

L'introduzione di un interventi quota 100 ''appaiono misure di carattere straordinario''. Bisognerebbe invece tenere conto ''dell'importanza che sia definito, in un comparto della spesa corrente così rilevante sul piano quantitativo e qualitativo, un quadro di certezza e stabilità normativa'' afferma il presidente. ''Occorrerebbe offrire una maggiore uniformità nelle regole sull'età di uscita e, pur nella flessibilità, preservare, gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema'', osserva la magistratura contabile. La Corte dei Conti solleva delle osservazioni anche sulle motivazioni economiche alla base dell'introduzione di quota 100 che ''non appaiono agevolmente interpretabili''.

''Non pare infatti che le ragioni che hanno portato alle riforme realizzate nell'ultimo decennio siano venute meno''. Al contrario, "è stata ribadita costantemente la crucialità dei loro frutti e sono state prodotte analisi ufficiali che ne evidenziano l'insufficienza''. Gli studi più recenti sulle tendenze delle spese legate all'invecchiamento della popolazione, ricorda la magistratura contabile, ''consegnano risultati meno positivi di quelli degli anni passati e segnalano il possibile riemergere di squilibri prospettici''.

Le misure in materia di previdenza, sottolinea la Corte dei conti, dovrebbero inoltre ''essere ispirate ad un corretto bilanciamento delle esigenze delle generazioni presenti con quelle delle generazioni future''. Il sistema previdenziale dovrebbe essere in grado di ''offrire una 'sostenibile normalità' alle nuove generazioni' ma anche ''ai lavoratori più anziani, alle imprese, agli investitori internazionali interessati ad avviare attività economiche nel nostro Paese''. Sarebbe ''opportuno'' utilizzare la fase sperimentale di quota 100 per ''considerare una soluzione del problema della flessibilizzazione dell'età d'uscita più neutra dal punto di vista dell'equità tra coorti di pensionati''.



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