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Quando Di Maio e Toninelli attaccavano Atlantia

ECONOMIA
Quando Di Maio e Toninelli attaccavano Atlantia

(Fotogramma/Ipa)

Da "fuori i prenditori dallo Stato" alle accuse neppure tanto velate di evasione fiscale: è lunga la sequela di attacchi sferrata, subito dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova, dal Movimento 5 Stelle ad Atlantia, oggi in predicato di diventare il partner "mancante" della cordata che potrebbe salvare Alitalia. Un fiume in piena, un crescendo di accuse e polemiche quelle indirizzate dal vicepremier, Luigi Di Maio, e dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, contro "i padroni del casello" e "la malapolitica dei vecchi partiti” che ha chiamato alla corresponsabilità anche i maggiori giornali italiani rei di aver coperto, insieme, le operazioni di Atlantia su strade e autostrade.


"Il crollo si poteva evitare. E' figlio di tutti i trattamenti privilegiati e delle marchette fatte ad Autostrade per l'Italia che incassa i pedaggi più alti d'Europa e paga tasse basse in Lussemburgo", dice subito a caldo il 15 agosto a 24 ore dal disastro di Genova Di Maio annunciando la revoca della concessione autostradale e multe per 150 milioni di euro, e sferrando al tempo stesso un attacco micidiale alla vecchia politica e ai Benetton: "Nello Sblocca Italia nel 2015 fu inserita di notte una leggina che prolungava la concessione a Autostrade in barba a qualsiasi forma di concorrenza. Si è fatta per finanziare le campagne elettorali. A me la campagna non l'ha pagata Benetton e sono libero di rescindere questi contratti", accusava sollevando un vespaio di polemiche e orgoglioso di "un governo che non ha preso soldi da Benetton".

Chi non vuole revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, minacciava nei primi giorni seguiti alla tragedia, "dovrà passare sul mio cadavere" ribadendo in alcune interviste le accuse rivolte ai governi precedenti per aver "coperto politicamente Autostrade per l'Italia". Per questo dirà ancora più tardi "ci vuole tanto tempo per invertire la rotta e togliere la mangiatoia pubblica a questi prenditori, ma siamo stati votati proprio per questo".

Un concetto quello dei 'prenditori' che ribadirà meglio più tardi quando scriverà sul Blog dei 5 Stelle: "Fuori i prenditori di soldi dallo Stato" annunciando la denuncia alla Corte dei Conti per danno erariale di chi aveva permesso "la concessione regalo" ad Autostrade. Quei "prenditori che hanno preso possesso delle infrastrutture italiane, pagate dai nostri nonni e dai nostri padri, e grazie a politici compiacenti le hanno trasformate in macchinette mangia soldi dei cittadini", dettaglierà ancora Di Maio denunciando quella "rendita garantita del 7%" che consegna al Paese la figura "dell'imprenditore a rischio zero che è un'invenzione tutta italiana".

Anche il ministro delle Infrastrutture Toninelli non ha lesinato critiche e attacchi alla holding che controlla Autostrade: "Chi si è enormemente arricchito non può continuare a gestire quel bene pubblico", diceva nel dicembre scorso rilanciando, in alcune interviste ai quotidiani, le accuse sul "vergognoso scambio di favori tra vecchia politica e grandi potentati economici, a danno dello Stato e dei cittadini".

Nel mirino soprattutto la 'rendita' che Autostrade si sarebbe garantita. "Altro che giusta remunerazione del capitale investito. Qui parliamo di colossi che hanno margini operativi giganteschi rispetto ai fatturati. Roba che possono sognarsi persino le grandi dotcom della Silicon Valley. Roba che Apple o Google si sognano", diceva puntando il dito contro la politica "che ha svenduto l'interesse pubblico sull'altare di un capitalismo di relazione che ha alimentato i fatturati dei privati e, dall'altra parte, le casse dei partiti". D'altra parte anche per Toninelli erano "decenni che i giornali reggono il gioco a certi poteri forti, mentre i partiti ottenevano fondi da quegli stessi potentati, consentendo loro in cambio di arricchirsi enormemente a scapito dello Stato e degli italiani'', scriveva su Facebook. Dopo la bufera, si tratta di vedere se ora è tempo di disgelo o di tregua armata. "L'atteggiamento del governo non è cambiato", precisa Toninelli puntualizzando che Alitalia e Ponte Morandi sono due dossier diversi e non vanno mischiate le carte.



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