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Autonomia, la riunione di Conte slitta ancora

ECONOMIA
Autonomia, la riunione di Conte slitta ancora

(Fotogramma)

Slitta a domani la riunione ristretta sulle autonomie che avrebbe dovuto tenersi oggi a Palazzo Chigi. Al tavolo, con il premier Giuseppe Conte, i ministri Erika Stefani e Alberto Bonisoli per la parte sulle sovraintendenze e i beni culturali; i tecnici del Mef, oltre a Stefani e ai due viceministri dell'Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, per la parte sulle risorse finanziarie.


"Il mio auspicio è che il governo dia vita subito alla sua proposta di autonomia, così da poterla confrontare con la nostra, e se ci sarà un punto d'incontro la firmeremo, se invece sarà una farsa, una finta autonomia non potremo firmare, anche perchè saremmo irrispettosi nei confronti dei nostri cittadini e della Costituzione". Intanto il presidente del Veneto, Luca Zaia, torna oggi a ribadire il suo pensiero sul fronte della riforma dell'autonomia. "Ovviamente, il Veneto si candida a gestire le competenze nelle 23 materie oggi gestire da Roma - spiega il governatore del Veneto - il nostro è un progetto serio, validato scientificamente, ma non possiamo accettare che si dica che vogliamo creare un Paese di serie A e uno di serie B, o la secessione dei ricchi. Qui si tratta di portare efficienza e modernità a questo Paese", sottolinea Zaia.

Non ci sta Danilo Toninelli, il ministro delle Infrastrutture, che invita tutti ad "abbassare i toni" perché "le tantissime ore di lavoro e i tantissimi tavoli coordinati dalla ministra Stefani stanno portando a un 'prodotto' buono perché in punta di Costituzione". "Ma vorrei anche dire - prosegue - di evitare di affrettare delle conclusioni che tra qualche anno possano essere bocciate dalla Corte costituzionale"."Abbiamo un premier molto preparato - aggiunge il ministro riferendosi ai governatori Zaia e Fontana - che vuole interloquire con i presidenti di regione e lo vuole fare con toni istituzionali. Chiediamo anche loro tengano gli stessi toni istituzionali".

"Mi sembra che siamo incartati - afferma in tutta risposta il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - come un po' tutte le cose che riguardano questo governo. Dopodiché mi auguro che in questa settimana il presidente Conte trovi la quadra di tutto, però le posizioni mi sembrano lontane". "Dall'autonomia - ha aggiunto - tutti possono guadagnare, nessuno ci rimetterà perché stiamo parlando di un'autonomia fatta al costo storico, quindi i trasferimenti dello Stato alle regioni resteranno sostanzialmente identici. Se verranno gestiti meglio dalle singole regioni ci sarà un risparmio per i cittadini. Credo che opporsi a tutto questo sia pura demagogia". Il governatore ligure ha sottolineato: "Sono due anni che ci si lavora, ed essere arrivati all'estate 2019 per essersi accorti che qualcosa non funziona in questo processo credo sia serio". "Oggi - ha concluso Toti - chi dice che questo Paese è a più velocità per colpa dell'autonomia, dice una sostanziale balla. E' colpa di un centralismo che ha utilizzato i soldi dei cittadini in modo inappropriato".

"L'autonomia differenziata delle regioni non può andare "contro il Sud e contro la politica di coesione", al dibattito partecipa anche il presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia, che parla a magrine del convegno 'Diamo credito all'Italia". "Occorre un dibattito in Parlamento, una dimensione articolata. A breve lanceremo un nostro documento - ha rivelato Boccia - che è frutto di un armonico confronto fra tutti i presidenti delle Confindustrie regionali in cui ci sono alcuni punti". "Giovedì scorso - ha spiegato - è stato deliberato questo documento, speriamo di dare un contributo armonico a una vicenda che deve rafforzare la competitività del Paese e non indebolirlo, risolvendo questioni di una latitudine a danno dell’altra. Le operazioni si fanno nell’interesse di tutti e non contro qualcuno. Occorre una dimensione equilibrata. A breve faremo emergere i punti per noi essenziali, ci sono anche degli aspetti importanti, a nostro avviso, come le clausole di supremazia per alcuni argomenti delicati deve prevalere lo Stato". "Pensiamo alla questione energetica – ha specificato Boccia - che non può essere bloccata da una regione a danno di un interesse nazionale. Occorrono due aspetti: l’equilibrio fra le Regioni nella logica di coesione nazionale e una attenzione a una questione italiana che va chiaramente salvaguardata per alcuni argomenti particolarmente sensibili".

L'applicazione della 'media nazionale' richiesta dei governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia per giungere a una diversa ripartizione della spesa provocherebbe "un ingiustificato spostamento di risorse" verso le tre Regioni in assenza di una legge che stabilisca nuovi criteri validi per tutti. E' il giudizio contenuto in un appunto scritto dal Dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi per il premier Giuseppe Conte e datato 19 giugno. Nel documento - anticipato da 'La Stampa' - si sottolinea innanzitutto come la richiesta dei governatori di piena autonomia nelle materie previste dall’articolo 116 della Costituzione "collide con il dettato della Carta". Il Veneto la chiede in 23 materie, la Lombardia in 20, l’Emilia in 16. La soluzione potrebbe essere quella di "compensare i maggiori trasferimenti ai tre aumentando la spesa a tutti gli altri. Ma ciò significherebbe aumentare i trasferimenti per una cifra che oscilla fra i cinque e i dieci miliardi di euro".



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