Cerca

ArcelorMittal abbandona l'ex Ilva

ECONOMIA
ArcelorMittal abbandona l'ex Ilva

(Foto Fotogramma)

ArcelorMittal annuncia l'addio agli stabilimenti italiani dell'ex gruppo Ilva e la rescissione del contratto di affitto e di acquisto condizionato firmato nel 2018. A determinare la scelta, la soppressione dell'immunità penale per i vertici della multinazionale decisa dal Parlamento con il Dl salva imprese entrata in vigore oggi. E' una nota della multinazionale in tarda mattinata a scatenare l'inferno: sono oltre 10mila i dipendenti a rischio infatti solo per l'ex Ilva di Taranto. Senza contare la produzione di acciaio che verrebbe meno e con esso un caposaldo dell'attività produttiva e della mission industriale del Paese. Ma "non è possibile gestire lo stabilimento senza protezioni legali, e non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali", dirà subito dopo la nota ufficiale, il ceo di ArcelorMittal, Lucia Morselli annunciando di aver richiesto ai Commissari di Ilva Spa in A.S. di "riassumersi entro 30 giorni la responsabilità della gestione delle attività del Gruppo Ilva attualmente cedute in affitto". Una "notizia difficile" per tutti i dipendenti, dice ancora Morselli che chiede "un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall'area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall'assenza di protezioni legali".


La mail ai dipendenti

Ma il governo non ci sta. E a stretto giro di posta arriva l'altolà del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. "L'eliminazione dello scudo legale è un alibi per ArcelorMittal, una foglia di fico dietro cui nasconde i reali problemi", dice al termine di un maxi vertice di Governo prima al Mise poi a Palazzo Chigi, presente il premier, Giuseppe Conte. Problemi, secondo quanto spiegano da via Molise, che poco avrebbero a che fare con l'immunità penale e molto invece con la volontà di non voler rispettare l'aumento da 4 a 6-8 milioni di tonnellate di acciaio come previsto dall'accordo 2018. E scende in campo anche il premier Conte che cerca comunque di rassicurare i sindacati, convocati lunedì sulla manovra e che arrivano a palazzo Chigi chiedendo un intervento del governo a garanzia dell'occupazione e della produzione. "Per questo Governo la questione Ilva ha massima priorità. Già martedì pomeriggio ho convocato a Palazzo Chigi i vertici di ArcelorMittal. Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale", dice ai leader di Cgil, Cisl e Uil confermando come "c'è la ferma determinazione di proseguire la produzione dell'Ilva, di salvaguardare l'occupazione e di garantire la tutela dell'ambiente''. D'altra parte, prosegue Conte, il governo è pronto al confronto con ArcelorMittal ma "ritene che non ci sia alcun motivo che possa giustificare questo recesso" perché "la norma sullo scudo penale non era nel contratto e non può essere invocata per giustificare il recesso''.

I sindacati: "Un disastro"

ArcelorMittal però ha già messo a punto un cronoprogramma: "Sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall'area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall'assenza di protezioni legali. Anche le attività di tutti gli altri reparti e aree operative saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l'obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo. È fondamentale che questo piano sia eseguito in modo sicuro e strutturato così che gli impianti non siano danneggiati e possano tornare a essere operativi in tempi rapidi sotto la responsabilità dei Commissari di Ilva in A.s", scrive ancora Morselli. Martedì, comunque, i vertici di ArcelorMittal incontreranno il governo. Martedì "abbiamo convocato l'azienda e chiariremo bene ad ArcelorMittal la nostra posizione", assicura Conte a cui fa eco ancora Patuanelli. ''Il governo non consentirà la chiusura dello stabilimento di Taranto. Garantirà invece la continuità produttiva. Non esiste un diritto di recesso", prosegue il ministro. E' il Mise infatti a ricordare ancora ai vertici della multinazionale come non esista alcuna clausola di recesso legata al cosiddetto scudo penale; esiste semmai una clausola di recesso in caso cambi il piano ambientale, cosa mai avvenuta.

Ira Calenda: "Pd, M5S e Iv irresponsabili"

Immediata l'alzata di scudi dei sindacati. "Una decisione che assume un carattere grave per le conseguenze industriali, occupazionali e ambientali", commenta il leader Fiom, Francesca Re David. "È da tempo che noi evidenziamo forti preoccupazioni rispetto alla realizzazione dell'accordo. Il comportamento del Governo è contraddittorio è inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all'azienda l'alibi per arrivare a questa decisione", sottolinea ancora sollecitando un "urgentissimo incontro con il Governo che chiediamo da settimane", dice ancora. E di "disastro" parlano la Cisl e la Uil. ''La decisione di ArcelorMittal è un fatto grave che chiama in causa la responsabilità del Governo e della politica. Siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale e ambientale", dice il leader Cisl Annamaria Furlan. Dello stesso tono le critiche che arrivano dalla Uil. "La decisione di Arcelor Mittal prefigura una catastrofe industriale per il nostro Paese: senza gli stabilimenti coinvolti, il futuro della nostra economia diventa più incerto. Questo disimpegno, le cui origini sono da esaminare a fondo, è inaccettabile, perché è il preludio a un dramma occupazionale, sociale e ambientale che deve assolutamente essere evitato. Il Governo deve intervenire", scandisce il segretario generale Carmelo Barbagallo.

Salvini: "Un operaio Ilva vale più di 10 Balotelli"



RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.