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Governo, Gnudi: "Nuova Iri? Solo se imprese presto su mercato"

'Dramma vero non industria ma commercio e turismo'

ECONOMIA
Governo, Gnudi: Nuova Iri? Solo se imprese presto su mercato

Piero Gnudi

di Vittoria Vimercati


Una nuova ‘Iri’ può funzionare, ma solo a brevissimo termine, stabilendo dal principio una data per rimettere le aziende sul mercato. E smettendo di credere che lo Stato abbia poteri “illimitati”. E’ il suggerimento di Piero Gnudi, 81 anni, che proprio dell’Iri, l’ente pubblico con funzioni di politica industriale, fu l’ultimo presidente, dal 1999 al 2002. Storico dirigente d’aziende pubbliche e non, ex ministro del Governo Monti, in questi giorni si trova nella sua casa di Bologna, “sostanzialmente agli arresti domiciliari come tutti”, e legge con un certo interesse le ipotesi di ricreare, magari a partire da Sace, una nuova Iri che aiuti con soldi pubblici le imprese strategiche in crisi.

"Purtroppo se i provvedimenti che il Governo ha preso non saranno attuati con rapidità rischiamo di infilarci nella più brutta crisi economica del dopoguerra, peggio di quella del 2008. Abbiamo già perso un trimestre", dice in un’intervista all’Adnkronos.

Per i prossimi mesi, una nuova Iri non è un’idea del tutto sbagliata, "a patto che si stabilisca in modo ferreo di rimettere sul mercato al più presto le aziende", con tanto di data per l’exit strategy. Insomma, qualche nazionalizzazione dopo l’emergenza covid19 non sarebbe un azzardo. "Queste industrie, però, non devono rimanere perennemente nelle mani dello Stato. C'è questa idea che abbia poteri illimitati", sostiene Gnudi. Ma non è così.

"Oggi – dice – per noi è ancora più difficile del 2011 (quando salì al potere il Governo Monti e Gnudi fece parte dell’Esecutivo come ministro del Turismo, ndr), perché non siamo più forti di allora. In questi anni non abbiamo fatto granché, abbiamo gli stessi problemi che ci trasciniamo da anni. La situazione è difficile, speriamo che i mercati restino tranquilli. E – aggiunge - se ora non fossimo nell'Euro i nostri Titoli sarebbero carta straccia".

Quanto alla diatriba sulla Fase 2, con le Confindustrie a spingere per riaprire subito e i Governi in attesa dei pareri degli epidemiologi, il presidente di Nomisma ha le idee molto chiare. "Ci concentriamo tanto sulla parte industriale, è importante, sì, che riaprano le fabbriche, ma il nostro dramma sono commercio e turismo. Questa emergenza sanitaria colpirà fortemente turismo e fiere, che sono importanti per la nostra economia. Gli alberghi sono chiusi, e così i ristoranti, i bar. Nessun Paese ha tanti bar come ne abbiamo noi in Italia: sono tutti chiusi e centinaia di migliaia di persone non lavorano".

Il turismo resta il suo cruccio. "Gli anni passati abbiamo avuto 60 milioni di turisti dall'estero, quest'anno non ne avremo neanche la metà. Probabilmente saranno gli italiani a fare i turisti in Italia perché non potranno andare all'estero". Secondo Gnudi, tutto tornerà alla normalità, "solo quando la paura del contagio sarà dimenticata e nessuno avrà più paura di infettarsi. Purtroppo l'Italia è diventata un focolaio dell'infezione: si farà fatica a convincere la gente a venire qui".

La ripresa, immagina, solo dal prossimo anno. "Speriamo ci siano le strutture, molti alberghi già non ce la fanno più e potrebbero chiudere". Anche la 'sua' Bologna ne risentirà. "C'è un tessuto economico forte qui, penso che Bologna reagirà bene, ma stava vivendo un boom turistico, una stagione insperata fino a pochi anni fa. Sarà difficile ricominciare".



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