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Coronavirus, Letta: "Più facile chiudere che riaprire"

ECONOMIA
Coronavirus, Letta: Più facile chiudere che riaprire

(Foto Fotogramma)

"E' certamente più facile chiudere che riaprire. La decisione della chiusura in fondo è semplice, e sottolineo la straordinaria resistenza dimostrata dagli italiani, un tesoro su cui costruire il futuro. Ma ora la questione della riapertura è molto più complessa, innanzi tutto perché non ci sono certezze sui contagi. I dati arrivati stanotte dagli Stati Uniti, dove hanno raggiunto ulteriori picchi di decessi, sono decisamente inquietanti. La situazione rimane, dal punto di vista sanitario, molto complicata". Così Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio e direttore della Scuola di Affari internazionali dell'Istituto di studi politici di Parigi, ospite di 24 Mattino su Radio 24.


"Tutti i Paesi europei si trovano tra due fuochi - continua Letta - da una parte il tracollo economico, dall'altra la salvaguardia delle vite umane. E' molto complesso e i governi di tutta Europa stanno cercando di trovare una via di mezzo tra queste due esigenze fermo restando che quella sanitaria deve rimanere quella principale".

"Mi sento di difendere i leader europei, non per partito preso, ma a chi pensa che abbiano gestito male le cose il mio invito è a guardare come si sono comportati tre grandi Paesi del mondo guidati da Trump, Bolsonaro e Johnson. Francamente, mi sembra che i leader europei abbiano tutti mostrato maggiore saggezza", sottolinea.

"Mi piacerebbe che i leader europei, oltre a fare le scelte che stanno facendo sugli scudi economici e finanziari e sugli interventi sulla disoccupazione, si coordinassero anche su un pensiero strategico sul futuro e qui invece vedo la difficoltà perché ognuno pensa un po' di risolverla a casa sua e che il vicino è un po' peggio. Vorrei - aggiunge Letta - che discutessero di come dare mandato a livello europeo a un organismo emergenziale che sia in grado di coordinare questi sforzi e di fare questa riflessione di pensiero strategico, cosa che finora non sta avvenendo".

"Stanotte il Fitch ha dato una brutta notizia, ha dato un downgrade all'Italia. Se non ci fosse l'Europa, che agisce ogni giorno con la Banca centrale che compra per miliardi titoli del nostro debito, oggi noi saremmo sostanzialmente colpiti e affondati e la vostra trasmissione si occuperebbe esclusivamente del tracollo dei mercati finanziari del nostro Paese e di una sostanziale deriva all'Argentina. Non avviene perché l'Europa sta pagando ogni giorno, da ormai tre settimane, per sostenere il nostro Paese. E per l'80-90% gli esborsi della Banca centrale europea vanno a sostenere l'Italia. Siamo ancora in piedi per questo motivo", afferma ancora l'ex premier.



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