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Governo critica piano ArcelorMittal ma trattativa in stallo. Sindacati delusi "serve svolta"

ECONOMIA
Governo critica piano ArcelorMittal ma trattativa in stallo. Sindacati delusi serve svolta

Afp

(di Alessandra Testorio) Sulla vicenda Ilva il governo boccia duramente il piano di A.Mittal ma non scopre le carte. E al termine delle oltre 3 ore di confronto , oggi con i sindacati, incassa tutta la delusione di Fim Fiom Uilm e Ugl che invece si sarebbero aspettati indicazioni certe sul futuro della presenza di Mittal nell'acciaio italiano e sulla salvaguardia di una situazione sociale e occupazionale delicata. "Serve una svolta radicale", chiede per tutti il leader Fiom, Francesca Re David. Tanto più che l'incontro era scandito dai tamburi 'virtuali' dei lavoratori di tutto il Gruppo Ilva, in sciopero oggi per 24 ore contro gli esuberi in arrivo. E invece no.


Pur criticando, infatti, il nuovo piano industriale del gruppo franco-indiano, "è inaccettabile" aveva commentato in apertura di confronto il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, il governo, che però non ha reso noto i dati inoltrati da Mittal, ha essenzialmente ribadito ai sindacati la strategia messa in campo in questi mesi: continuare a trattare con la multinazionale per convincerla al rispetto degli accordi firmati il 4 marzo scorso a chiusura della battaglia giudiziaria offrendo la disponibilità, "a fronte di investimenti certi e della tutela dell'occupazione", di un progetto strategico che veda la partecipazione dello Stato e che attinga alle risorse del Green Deal europeo per la decarbonizzazione della produzione.

La sintesi arriva dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri al tavolo con i sindacati: "se il nuovo piano significa che la controparte ha modificato le proprie intenzioni ne trarremo le debite conseguenze ma ora i passaggi devono essere fatti tutti e devono essere fatti bene: e il primo passaggio da parte nostra sarà quello di assumere una valutazione approfondita di quale sia stato l'impatto Covid e chiamare tutti alle proprie responsabilità pretendendo un impegno adeguato a quanto sottoscritto", spiega. Il piano infatti, come dettaglia lo stesso Patuanelli, "è inaccettabile per due ragioni: mette in discussione sia i livelli occupazionali che il piano di investimenti allungandone a dismisura il tempo" e si allontana "radicalmente" da quanto firmato il 4 marzo scorso che aveva fissato paletti importanti a partire dalla garanzia sull'occupazione, "quella in organico agli impianti compresi i lavoratori in amministrazione straordinaria". (Segue)

La volontà di disattendere gli impegni rende dunque evidente "come l'abolizione dello scudo penale era una scusa per restituire gli impianti", prosegue Patuanelli che ribadisce: "non possiamo retrocedere rispetto alla produzione siderurgica italiana: lo Stato farà la sua parte" perché "non c'è la bacchetta magica ma abbiamo le idee chiare sul fatto che non possiamo rinunciare alla siderurgia italiana, a prescindere dai partner industriali", conferma. Critica anche il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e i Commissari straordinari che tra 10 giorni renderanno comunque noti gli esiti delle ispezioni nel sito di Taranto avviate proprio oggi.

Ma i sindacati escono dall'incontro sostanzialmente delusi. Un incontro "inconcludente e insoddisfacente" che si è chiuso "senza risposte", per la Uilm di Rocco Palombella che aveva incitato il governo a sottrarsi al "ricatto di Mittal", a riprendersi quel 1,5 miliardi di prestiti concessi con il Dl liquidità e ad investirli piuttosto sulla sicurezza degli impianti e la tutela dell'occupazione. "Il tempo è scaduto. Quello di Mittal è solo un piano di liquidazione e non di rilancio degli stabilimenti che comporta un disastro occupazionale e uno scempio ambientale ed il governo pur considerandolo 'inaccettabile, inadeguato, insoddisfacente e irrealizzabile' non è arrivato a nessuna determinazione su quali saranno i prossimi passi da compiere", dice al termine prevedendo come le reali intenzioni di Mittal siano solo quelle di arrivare "a fine anno quando con soli 500 milioni di euro potranno andarsene e lasciarci le macerie".

Non meno duro il giudizio della Fiom che mette in fila le domande a cui non è stata data risposta. " Il Governo ha ribadito il giudizio negativo già anticipato sull'ultimo piano presentato. Ma non è arrivata nessuna risposta su come intende procedere in questa grave situazione di abbandono degli stabilimenti e di crisi occupazionale. Nessuna risposta su quale progetto anche alternativo di ingresso dello Stato, con quante e quali risorse, tendendo anche conto di quelle che possono essere messe a disposizione dal Green New Deal. Come pure nessuna risposta alla richiesta del tavolo sulla siderurgia", dice il leader Francesca Re David. (segue)

E forti critiche arrivano anche dalla Fim soprattutto sulla disponibilità dello Stato al co-investimento ribadita dal governo: "in questo contesto bisogna assolutamente verificare se esiste ancora un soggetto industriale che si senta ancora impegnato nel rilancio e ambientalizzazione del Gruppo ex-Ilva", dice il leader Fim Marco Bentivogli per il quale la salita sulla vicenda Ilva è iniziata quando il governo Conte1 cancellò per legge lo scudo penale ai vertici di Mittal.

"L’azienda pagava allora 1,8 miliardi per acquisire Ilva e ora metterà 500 milioni per una partecipazione di minoranza, magari con il Prestito previsto dal Dl Liquidità. E tutto il resto lo metteranno i contribuenti. Un capolavoro", commenta ancora. Anche l'Ugl metalmeccanici chiede al governo "impegni concreti" per un rilancio del settore e degli impianti, dice il segretario generale Antonio Spera.

Risposte che potrebbero arrivare la prossima settimana quando, come annunciato al termine del confronto dal ministro Patuanelli, dovrebbe essere convocato un nuovo round; questa volta triangolare, governo, sindacati e azienda.



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