Tim, prove di pace tra soci

FINANZA
Tim, prove di pace tra soci

(Afp)

Prove di pace tra i soci di Tim. All'assemblea dove si sarebbe dovuto votare per la proposta di Vivendi, la revoca di cinque consiglieri tra cui il presidente Fulvio Conti e la loro successiva sostituzione, il socio francese fa a sorpresa un passo indietro, chiedendo di ritirare il punto all'ordine del giorno. Elliott incassa una prima piccola vittoria, in attesa di capire se le premesse sono concrete per una nuova fase davvero più "armoniosa" nel cda di Tim che, a furia di esposti, polemiche e recriminazioni tra i grandi azionisti appare bloccata, soprattutto in Borsa. E non è un caso che il titolo sia salito, guadagnando a fine seduta il 2,48% a 0,55 euro.


La pace vacilla, però, al momento dei voti in assemblea: Vivendi si astiene sul bilancio - approvato con il 64% dei voti - e sul piano di remunerazione, facendo bocciare, di fatto, quest'ultima proposta. Più disteso l'ultimo voto, con oltre il 95% dell'assise favorevole a soprassedere alla revoca dei consiglieri. Anche l'intervento del rappresentante di Vivendi, Caroline Le Masne de Chermont, è stato conciliante, ma ha posto qualche condizione. I francesi, con il loro 23,9%, vogliono che il board di Tim "rifletta la base azionaria e sia indipendente, trasparente e pienamente inclusivo". Se così sarà, "siamo pronti a dare credito a quanto ha detto il ceo".

Dopo l'assemblea, afferma ancora, "il prossimo passo è nelle mani dei membri del board e delle loro coscienze. Quello che possiamo dire è che se arriveranno i cambiamenti che il ceo ha annunciato potrà contare sulla nostra lealtà". Vivendi, spiega ancora il rappresentante, "è interessata più di ogni altro azionista a ristabilire una governance collegiale che supporti il management a implementare il piano e la sua creazione di valore nell'interesse di tutti gli azionisti, della compagnia e dei suoi dipendenti".

Se sarà una fiducia a tempo si vedrà nei prossimi giorni. Nel frattempo, i vertici apprezzano e il presidente Fulvio Conti chiosa, al termine dei lavori: "Ce la metterò tutta perché questa pace sia duratura". Pienamente ottimista anche l'amministratore delegato, Luigi Gubitosi, che preferisce parlare di "pace" piuttosto che di "tregua". Anzi, "siamo - sottolinea alla fine - tutti molto soddisfatti, io, il consiglio e gli azionisti: si è deciso con una percentuale elevatissima di eliminare un tema di contenzioso e oggi è stato il primo passo di una lunga marcia che faremo insieme, il primo passo per ristabilire rapporti molto più distesi e collaborativi tra gli azionisti".

Per ora, però, niente cambiamenti nella governance, ovvero nella composizione del board. "Il board dopo oggi resta quello attuale, che è stato nominato un anno fa e che dura tre anni, non so col tempo cosa succederà", chiarisce. Anche Elliott plaude alla prima svolta nei rapporti tra i due soci e la definisce "una vittoria per la società", che "apre la strada alla stabilità e alla creazione di valore sostenibile per tutti gli stakeholder di Tim".

In assemblea, l'auspicio per una nuova fase meno litigiosa e incerta era arrivata anche dai rappresentanti degli investitori istituzionali, per bocca del legale Dario Trevisan, e addirittura dal collegio sindacale.   Adesso, la prima preoccupazione del management è "il piano da implementare", insieme agli accordi (vedi Vodafone) e alle trattative ancora in piedi, come quella - sempre attuale - con Open Fiber per lo sviluppo della rete. Su questo punto, Gubitosi è particolarmente ottimista perché "c'è un vantaggio", ossia che la potenziale collaborazione "crea valore".

Anche il 2019 "si chiuderà meglio di come è iniziato" perché dopo la guerra dei prezzi, "il trend si è invertito". Anche il titolo potrà migliorare. "In questo momento - afferma - ho investito in Tim più di quanto ricevuto e continuerò a farlo. Non sta a me dare un valore al titolo, sarebbe inappropriato, ma credo che di aver già espresso un certo ottimismo sulla società investendovi".



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