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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

"Non credo sia una legge scolpita per sempre nella pietra ma non vogliamo essere noi a spostarla sulla sabbia. No, non chiederemo di alzare il 3%. Anche per evitare sospetti e risolini in Europa, anche ricordando che ci sono altri Paesi che sforano quel limite in modo palese e per un certo periodo l'ha fatto persino la Germania". Così, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera', il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio.


"Nel mese passato c'è stata -fa notare- una inversione di tendenza nella fiducia dei consumatori. Sono sicuro che tutte le misure del governo per ridare competitività al Paese, non solo il bonus da 80 euro ma anche la riforma della giustizia e della Pubblica amministrazione, daranno i loro frutti molto presto".

"Non c'è alcuna manovra correttiva all' orizzonte. Renzi e Padoan hanno detto che non sono previsti nuovi interventi per il 2014. Per me è risolutivo". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in un'intervista a 'La Repubblica'. "Le protezioni sociali si riducono ma non saltano del tutto -fa notare- tutti gli ammortizzatori sociali ad un certo punto si esauriscono. Mi sembra concettualmente sbagliato sostenere che le imprese licenziano perché non ci sono più gli ammortizzatori sociali. Le aziende licenziano, purtroppo, quando non hanno più bisogno di determinati lavoratori".

"Penso che lo Statuto continui avere valore -sostiene- c'è un terreno che vale sempre ed è quello della tutela dei diritti di chi lavora. Su questo fronte lo Statuto ha svolto assolutamente bene il suo compito. Poi, con la delega sul lavoro, il famoso Jobs act, abbiamo avviato una discussione organica, complessiva, sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sugli istituti contrattuali all' interno dei quali andrà trovato un nuovo equilibrio. Per questo sono contrario a fare ragionamenti su punti specifici che rischiano di diventare fuorvianti".

"E' una flessibilità... molto rigida quella che ci è stata concessa dal vertice europeo. Quantificabile in circa 2-3 miliardi in più a disposizione nel 2015 e in un processo di riduzione del debito più lento negli anni successivi, a condizione però di attuare riforme importanti del lavoro, della pubblica amministrazione o dell'istruzione". Lo scrive su 'La Repubblica' il giuslavorista Tito Boeri. "

"Speriamo anche che a Bruxelles -sostiene- si sia deciso di varare grandi programmi su beni pubblici europei, a partire dall'energia e dalla banda larga, finanziandoli con l' emissione di titoli garantiti in solido da diversi paesi. In ogni caso la politica economica del governo Renzi dovrà passare dalla cruna dell'ago e non può permettersi alcun ridimensionamento del piano di tagli alla spesa pubblica che originariamente prevedeva 15 miliardi di risparmi nel 2015. Non basteranno certo i 5 oggi preventivati, soprattutto perché la metà di questi risparmi era già stata impegnata dal governo Letta".

"Occorrerà anche sfruttare al meglio -avverte Boeri- ogni euro disponibile migliorando la composizione di entrate fiscali e spese e giocando su operazioni di rientro del debito più graduali, ad esempio allineando i contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti a quelli degli autonomi, un' operazione che fa aumentare il disavanzo, ma non il debito implicito, perché i minori contributi di oggi equivalgono a meno spesa pensionistica in futuro. Fondamentale trovare al più presto coperture definitive per il bonus di 80 euro, sin qui finanziato solo con interventi temporanei".

"Non penso che l'accordo raggiunto sia poca cosa. E' vero che nei Trattati ci sono già elementi di flessibilità. Ed è vero che noi abbiamo già utilizzato i margini di flessibilità concessa. Ma per usarla pienamente il documento Van Rompuy dice che dobbiamo andare avanti con le riforme". Così, in un'intervista a 'La Stampa', il sottosegretario all'Economia, Enrico Morando.

"Noi vogliamo superare il Patto di stabilità interno -rimarca- che è stupido perché fondato su tetti di spesa e penalizza i Comuni virtuosi. Il nostro obiettivo con la nuova tassa sui servizi è dare ai sindaci una base imponibile che gli permetta di gestire in autonomia i bilanci. Ma per superare il Patto ci vuole la collaborazione dei sindaci, ad esempio riducendo i costi. In Emilia molti Comuni si sono fusi, e ora non sono più sottoposti alle regole del Patto".

"Fosse stato per me avrei proposto un altro rinvio. E' chiaro che l'assenza di un profilo sanzionatorio indebolisce la cogenza della norma". Così, in un'intervista a 'La Stampa, il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti riferendosi all'obbligo del Pos per i professionisti. "Occorre quanto prima intervenire -ammette- sul fronte della regolamentazione dei costi di questo servizio che, se diventa obbligatorio, è un controsenso inaccettabile lasciare a condizioni di mercato. Soltanto poi, si potrà integrare la normativa sul piano sanzionatorio e credo, fino ad allora, di sanzioni per gli inadempienti non si possa assolutamente parlare. Questo per lo meno dovrebbe essere l'approccio di una politica determinata sul fronte dei controlli, ma che non considera chi lavora e produce un suddito del sistema e delle banche".

"Meno burocrazia, più fondi in base al merito. Così ridurremo la forbice tra nord e sud". Così, in un'intervista a 'La Stampa', il ministro dell'Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini. "Nel 2014 il fondo di finanziamento ordinario per le università italiane -auspica- non sarà intaccato da nuovi tagli lineari. Le risorse verranno assegnate all'80% in base al costo standard di uno studente in corso. Il calo delle matricole fotografa una diminuzione rispetto al passato dell'attrattiva del nostro sistema universitario. Siamo un Paese sempre meno convinto che studiare sia fondamentale per il progresso individuale e della società. La politica deve trovare gli strumenti e la visione per restituire uno spirito ormai scomparso. Un ciclo di studi universitario statale costa quasi come cambiare un' auto utilitaria. Ma cambiare la macchina a volte lo si considera più importante che far studiare il proprio figlio".

"Il nostro Paese fin dal 1880 ha scelto una politica industriale complementare fra settore pubblico e privato. Anche perché i privati non hanno mai avuto le risorse per stare sul mercato da soli in tutti i settori. Ma per farlo il settore pubblico deve essere forte, lo Stato deve essere all' altezza: deve avere capacità strategica e carattere manageriale. E queste due componenti, assieme alla mancanze di risorse, oggi mancano completamente". Così, in un'intervista a 'l'Unità', Giuseppe Berta, storico dell'industria e docente alla Bocconi.

"Se il contratto aziendale in deroga è migliorativo rispetto a quello nazionale, siamo prontissimi a collaborare. E alla Ducati, stiamo lavorando perché si arrivi a un accordo innovativo entro questo principio base". Così, in un'intervista a 'Affari & Finanza' Maurizio Landini, leader nazionale della Fiom. "In Italia ci sono già aziende con accordi su 6 e 7 giorni -spiega- lo prevede lo stesso contratto nazionale. Il punto è come si articolano questi orari nell'organizzazione complessiva. In Ducati è previsto il lavoro 4 giorni alla settimana, pari a una media molto vicina alle 30 ore settimanali. Si lavora 30 ore, pagato 40: vuole dire che a fronte di un piccolo sacrificio di presenza il sabato e la domenica, ma solo un paio di domeniche, non tutte, si ha per ritorno una secca riduzione di orario e di conseguenza un aumento di occupazione. Se si aumenta l' utilizzo degli impianti con questa logica abbiamo fatto una scelta strategica molto importante. In più aumenta anche il numero delle squadre, invece di 3, hai 4 squadre che si alternano".

"L'aumento di produttività -avverte- avviene con una redistribuzione dell'orario. E' la strategia sindacale che bisognerebbe adottare, e che già siamo riusciti ad applicare anche alla Lamborghini e alla Giugiario, tre aziende dove l'Audi ha investito con ritorni molto consistenti e dove, guarda caso, la Fiom ha la stragrande maggioranza dei delegati e dei consensi".

"Se si collabora e si parla con chi i problemi li vive, si portano a casa risultati. Troppo spesso invece le riforme sono fatte da chi non conosce i settori". Così, in un'intervista a 'Corriere economia', Licia Mattioli presidente degli industriali di Torino. Riferendosi all'oreficieria "l'Italia è stata il più importante produttore al mondo, mentre oggi siamo terzi e siamo passati da 400 tonnellate di esportazioni a 80. Eppure i più grossi gruppi mondiali hanno comprato in Italia perché riconoscono che le nostre capacità sono le migliori".



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