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80% centri impiego aperti dove meno servono

80% centri impiego aperti dove meno servono

“L’80% dei centri per l’impiego aperti dove meno servono”. “Sui 556 centri per l’impiego attivi sul territorio nazionale soltanto 106 hanno un bacino di utenti in età di lavoro superiori a 100 mila unità, soglia minima prevista dall’art. 4 del D.Lgs. n. 469/1997”. E' Paolo Reboani, presidente di Italia Lavoro, a delineare scenari e criticità durante il suo intervento nell’ambito dell’audizione di oggi presso la commissione Lavoro della Camera dei deputati.


“Il fatto che l’80% degli sportelli risulti attivo laddove meno se ne ravvisi l’utilità -dice Reboani- fotografa in modo chiaro una situazione di palese squilibrio territoriale, e così la pressione esercitata sul singolo centro per l’impiego dalla platea dei cittadini richiedenti servizi, è molto diversa da regione a regione". E ogni ipotesi di riforma del sistema, avverte il presidente di Italia Lavoro, deve tenere conto dell'"eterogeneità dell’organizzazione dei servizi, come non può assolutamente trascurare -continua- la questione che si ricollega sempre al decentramento gestionale in capo alle Regioni e cioè il processo di autorizzazione e accreditamento degli operatori privati".

Attualmente, questo processo risulta notevolmente farraginoso e diversificato da Regione a Regione con una conseguenza diretta nella ridotta volontà d’investimento in mercati del lavoro tradizionalmente in sofferenza", spiega Reboani che porta a conferma di quello che dice i dati.

"Al 30 giugno 2014 -elenca- i soggetti autorizzati alla somministrazione e all’intermediazione sono complessivamente 1.653, di cui 76 agenzie di somministrazione, 6 agenzie di somministrazione specialista e 13 agenzie di intermediazione. Appartengono a questo elenco, inoltre, 80 Enti di formazione, 978 Istituti di scuola secondaria di secondo grado e 80 università, di cui 66 pubbliche e 20 private. Il numero maggiore di soggetti autorizzati si rileva, nell’ordine, in Campania (224), Lombardia (211), Puglia (209), Lazio (194), Piemonte (110), Sicilia (109)".

Ma gli sportelli autorizzati e dipendenti rivelano un’altra distribuzione, osserva Reboani, "segnata da un forte addensamento in alcune aree del Paese". "La presenza delle agenzie -ricorda- è prevalentemente concentrata nelle regioni centro-settentrionali, a riprova del profondo squilibrio territoriale del sistema di intermediazione italiano. In particolare, la distribuzione dei 2.392 sportelli degli operatori privati è eterogenea; Lombardia (26,1%), Emilia Romagna (13,3%), Veneto (14,1%) e Piemonte (10,4%) assorbono, infatti, più del 60% delle unità operative totali". Eventuali riforme, conclude Reboani, non potranno "prescindere da un’adeguata revisione del decentramento gestionale attualmente in capo alle Regioni".



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