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Ichino, art.18 è solo tessera di mosaico

'Non si sta lavorando ad abolizione, ma a riscrittura semplificata di tutta la legislazione in materia'

Ichino, art.18 è solo tessera di mosaico

Pietro Ichino

Nel dibattito che accompagna l'iter del Jobs Act si è riaccesa la discussione sull'art.18. Una discussione, spiega a Labitalia Pietro Ichino, giuslavorista e senatore di Scelta Civica per l'Italia, che va avanti "da un quarto di secolo: la prima proposta di riscrittura dell’articolo 18 fu di Gino Giugni nel 1986".


"Ma, come ha detto Renzi in Parlamento questa mattina, oggi stiamo ponendo mano a una riforma molto più impegnativa, che ha per oggetto l’intero sistema di protezione del lavoro. L’articolo 18 - osserva Ichino - è solo una tessera del mosaico". "Si riscrive questa norma, ma nel contesto della riscrittura anche di quella sul sostegno del reddito di chi ha perso il posto e di quella sull’assistenza intensiva che al disoccupato è dovuta nel mercato del lavoro, con il ricorso alle agenzie specializzate", aggiunge.

Il governo sta lavorando a perfezionare la delega. "All’emendamento su cui la maggioranza sarà chiamata a votare mi risulta che stia lavorando il ministro del Lavoro -dice Ichino- in consultazione permanente con tutte le componenti della maggioranza. Che poi sia il governo a presentare formalmente l’emendamento, oppure Sacconi in qualità di relatore sul disegno di legge, è poco rilevante".

Dunque, ribadisce il giuslavorista, "non si sta discutendo di abolizione, ma di una riscrittura semplificata di tutta la legislazione del lavoro". "Ovviamente -afferma Ichino- articolo 18 compreso. Questo è un impegno assunto ripetutamente con gli italiani e con gli interlocutori europei non soltanto dal governo Renzi, ma anche dal governo Letta. E ribadito da Senato e Camera nel maggio scorso nella premessa al decreto Poletti. L’accordo della maggioranza su questo punto c’è già, salvi, come è ovvio, i singoli parlamentari che possono non essere d’accordo".

Un accordo che, per Ichino, avrà molti consensi. "Non credo di peccare di ottimismo prevedendo che il disegno di legge-delega -sostiene il senatore di Sc- sarà votato compattamente da tutta la maggioranza. Naturalmente starà poi al governo, in sede di esercizio della delega, trovare la sintesi tra i progetti parzialmente diversi tra loro che sono stati proposti in seno alla maggioranza; ma sulla direzione fondamentale in cui occorre muoversi, cioè sul principio della flexsecurity, il consenso è molto ampio".

Per Ichino, le parole pronunciate dal premier Renzi alla Camera ("Questo è un mondo del lavoro basato sull'apartheid") "sono la sottolineatura della necessità di una riforma profonda del nostro diritto del lavoro, in direzione di un sistema di protezione capace di applicarsi veramente a tutti, e non soltanto a meno di metà dei lavoratori italiani, come accade oggi".

"Ma per ottenere questo - sostiene - occorre, come lo stesso Renzi stamattina ha detto, una riscrittura profonda dell’intera legislazione di fonte nazionale. Oggi abbiamo un sistema di protezione ispirato all’idea della job property: è inevitabile -osserva Ichino- che una protezione di questo genere oggi si applichi a meno di metà dei lavoratori".

"Dobbiamo voltare pagina -conclude il senatore- costruendo la sicurezza economica e professionale di chi vive del proprio lavoro non più sull’ingessatura del rapporto di lavoro, ma su di una assistenza moderna nel mercato del lavoro, nel passaggio da un’occupazione a una nuova".



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