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Sindacati edili: nessuna ripresa ma solo crolli, ministro Delrio ci convochi

Sindacati edili: nessuna ripresa ma solo crolli, ministro Delrio ci convochi

“Abbiamo inviato da tempo le nostre proposte al governo Renzi, oggi chiediamo un incontro al ministro Graziano Delrio. Gli edili non possono più aspettare, e non può più aspettare il Paese”. E' quanto affermano i sindacati delle costruzioni di Cgil, Cisl e Uil, riuniti oggi a Roma in assemblea per avviare la fase di contrattazione territoriale prevista dal contratto nazionale dell'edilizia.


Per i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Domenico Pesenti, Walter Schiavella, “dopo 7 anni di crisi, l’immagine del Paese è racchiusa in una parola: crollo. Il crollo dell’occupazione, del lavoro buono e regolare, dei redditi e dei consumi, della legalità e della trasparenza nella gestione della cosa pubblica e degli appalti".

"A tutto questo -sostengono- il governo risponde con interventi timidi, promesse, ostentazione di ottimismo e annunci propagandistici di una imminente ripresa, come se gli annunci da soli bastassero a renderla possibile. Purtroppo non è così, occorrono interventi imponenti, efficaci e veri. Veri quanto i dati della crisi sanguinosa del settore, che impietosamente vengono registrati dalle casse edili: dal 2008 al dicembre 2014 registriamo -48% di ore lavorate, -45% di lavoratori, -38% di imprese e -41% di massa salariale".

Dai sindacati delle costruzioni, quindi, la richiesta di un incontro urgente con il ministro Delrio: “Le nostre proposte per rilanciare il settore nel segno della qualità e della sostenibilità sono semplici e concrete, molte a costo zero, in particolare quelle che intervengono sulle storiche distorsioni del settore: parliamo del sistema degli appalti, del rafforzamento dei controlli contro l’irregolarità del lavoro e per la sicurezza, del ripristino del Durc, cancellato dal decreto Poletti, della lotta alle infiltrazioni mafiose”. E anche la richiesta di discutere il tema degli ammortizzatori sociali e delle pensioni. Per il primo, avvertono, “va garantita l’effettiva e universale estensione degli ammortizzatori sociali, per poter ricomprendere lo specifico produttivo di un settore particolare come quello edile, destinando a questo fine ogni eventuale azione di riequilibrio della contribuzione delle imprese”.

Per le pensioni, proseguono, “occorre modificare la riforma Fornero, che ha prodotto un impatto devastante sul settore delle costruzioni: sulle impalcature fino a 67 anni non si vive, e la discontinuità produttiva che si traduce in pensioni da fame va compensata con adeguate coperture”. E poi il tema degli investimenti e dell’avvio delle opere: “A spingere sulla ripresa nel 2015 - dicono - potrebbe incidere la crescita degli investimenti in opere pubbliche, prevista del 2%, ma ciò dipende in gran parte dall’auspicato successo dei provvedimenti per il rilancio dell'economia quali lo Sblocca Italia e la legge di stabilità 2015, che purtroppo sono ancora fermi agli annunci”.

Sulle opere “è indiscutibile che alcuni interventi siano partiti, ma ancora una volta non corrispondono agli annunci, e continuano ad essere una goccia nel mare in tempesta: un esempio su tutti il progetto #scuolebelle -proseguono i leader di Feneal, Filca eFillea- che dai nostri monitoraggi dell’ottobre 2014 era realizzato solo per il 10%, mentre per il governo per il 94%”. Anche sugli interventi per il dissesto idrogeologico, sottolineano, “l’impegno del governo è stato di accelerare l’utilizzo delle risorse stanziate per lo più 5 anni fa, ma se andiamo a vedere quelle disponibili e nuove per il 2015, ci sono solo 100 milioni per le aree metropolitane”.

Per Panzarella, Pesenti e Schiavella, “le prime dichiarazioni del ministro Delrio ci fanno sperare che qualcosa possa cambiare”, in particolare la bocciatura della legge Obiettivo, “che rappresenta la punta massima della inadeguatezza dei governi sul piano della programmazione economica: dal 2001, dei 285 miliardi di opere inserite nel programma, quelle ultimate rappresentano l'8,4% del totale; rispetto ai 149 miliardi di investimenti deliberati dal Cipe, le opere concluse ammontano a 6,5 miliardi".

"Se guardiamo -avvertono- ai costi delle opere, come segnalato dall’ultimo rapporto del Cresme, siamo in presenza di un incremento di oltre il 40% rispetto ai costi di partenza".

"Basta, dunque, con questa legge: si affronti il tema di liberare subito risorse per opere utili, immediatamente cantierabili, trasparenti nelle assegnazioni e monitorate nell’esecuzione e nei controlli sulla qualità delle imprese, dei materiali, del lavoro e della sicurezza, guardando alle priorità della messa in sicurezza del territorio e alla riqualificazione urbana”, concludono.



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