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Un cellulare contiene 9 grammi di rame, 11 grammi di ferro, 250 mg di argento, 24 mg di oro, 9 mg di palladio, 65 gr di plastica, 1 gr di terre rare (Praseodimio, Neodimio, Cerio, Lantanio, Samario, Terbio, Disprosio) e altri elementi preziosi contenuti in piccolissime quantità, come cadmio, cobalto, rutenio (i cosiddetti metalli preziosi); infine la batteria a ioni di litio che racchiude circa 3,5 g cobalto, 1,0 g terre rare (Nd, Eu, Ce e Tb)

Sono 120mln i vecchi cellulari nelle case degli italiani, valgono 195 milioni

02 maggio 2014 | 13.15
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Italiani e cellulari, un vero amore: nel nostro Paese si acquistano 35 milioni di dispositivi mobili l'anno (a livello mondiale, nel 2013, sono stati venduti 1,8 miliardi di telefoni cellulari, secondo i dati Gartner), più di uno ogni due abitanti. E come ogni storia d'amore che si rispetti, il distacco è difficile: la più grande quantità di cellulari, almeno 120 milioni di apparecchi, si trova infatti nelle nostre case, stipata nei cassetti, negli armadi e nelle cantine. Questione affettiva o paura di perdere dati personali, fatto sta che gli italiani tendono a non buttare via il cellulare vecchio o non più funzionante, sprecando un'opportunità di valorizzazione di quello che condanniamo così a trasformarsi in rifiuto.

"Conservare gli apparecchi che non usiamo più è sbagliato, perchè sprechiamo una doppia opportunità - spiega all'Adnkronos Danilo Bonato, direttore generale di Remedia - la prima è che i cellulari usati ma ancora funzionanti possono essere rigenerati da società che li acquistano per immetterli poi nei mercati emergenti; la seconda è quella del riciclo e del recupero delle materie prime che li compongono, nel caso di apparecchi vecchi".

Secondo uno studio E-waste Lab di Remedia in collaborazione con il Politecnico di Milano, un cellulare contiene 9 grammi di rame, 11 grammi di ferro, 250 mg di argento, 24 mg di oro, 9 mg di palladio, 65 gr di plastica, 1 gr di terre rare (Praseodimio, Neodimio, Cerio, Lantanio, Samario, Terbio, Disprosio) e altri elementi preziosi contenuti in piccolissime quantità, come cadmio, cobalto, rutenio (i cosiddetti metalli preziosi). Infine la batteria a ioni di litio che racchiude circa 3,5 g cobalto, 1,0 g terre rare (Nd, Eu, Ce e Tb).

Se si recuperassero tutti i cellulari venduti in Italia in un anno, cioè i già citati 35 milioni di pezzi, il valore economico salirebbe a 195 milioni di euro. Difficile però quantificare, perché i cellulari vengono raccolti nel raggruppamento R4 dei cosiddetti Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e che comprende al suo interno anche informatica, elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici. Per questo motivo i dati disponibili sulla raccolta sono difficili da differenziare in base alla natura dell'apparecchio. Ad ogni modo, Remedia stima che siano raccolti annualmente circa 2,3 milioni di pezzi.

Eppure, il tasso di riciclo di un cellulare si attesta ad oltre il 96%. Questo significa che il 96% dei materiali che lo compongono, se l'apparecchio viene correttamente conferito, possono essere recuperati, con notevoli benefici economici (da 50.000 cellulari riciclati si ottiene oltre 1 kg di oro) e ambientali: un cellulare pesa circa 75 grammi, ma l'estrazione dei suoi ingredienti dalla Terra richiede lo scavo di 30 kg di roccia; il suo riciclo evita l'emissione 0,211 kg di Co2 e porta a un risparmio di energia di 1 Kwh.

Scegliere di smaltire correttamente il vecchio cellulare, dunque, può portare solo vantaggi. E con l'obbligo "Uno contro zero" entrato in vigore il 12 aprile "non abbiamo davvero più scuse", sottolinea Bonato, ricordando che si tratta di un obbligo per il negoziante e di un diritto del consumatore: chi vuole smaltire un piccolo elettrodomestico, come un telefonino, può portarlo in un grande negozio e provvederanno i gestori dell'esercizio commerciale a smaltirlo a norma di legge. Questo, a differenza del passato è possibile anche se non si acquista un nuovo prodotto analogo. "Un sistema che funzionerà - conclude il direttore generale Remedia - nella misura in cui il cittadino diventa consapevole del valore della seconda vita dell'apparecchio e se viene correttamente informato".

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