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Omicidio di Yara, il gip non convalida il fermo, ma Bossetti resta in carcere

19 giugno 2014 | 12.56
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Disposta la misura cautelare per il 44enne muratore di Mapello. L’uomo, accusato del delitto della ragazzina di Brembate, rompe il silenzio: “La sera del delitto ero a casa mia”. Il suo Dna sui vestiti della vittima? “Non so spiegare come possa essere successo’’. Garante Privacy: “Basta accanimento informativo”

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(AdnKronos)

Il gip di Bergamo Ezia Maccora non ha convalidato il fermo per Massimo Giuseppe Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere per il 44enne muratore di Mapello. E’ quanto emerge da fonti investigative. La non convalida del fermo è solo una questione ‘tecnica’, spiegano gli addetti ai lavori. Il pm può disporre il fermo “anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di fuga” a carico della “persona gravemente indiziata di un delitto”. Una valutazione su cui il gip, in questo caso specifico, non ha concordato non ritenendo concreto il pericolo di fuga, ma contemporaneamente ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare, essendoci elementi di colpevolezza tali, a dire del giudice, per decidere un provvedimento restrittivo contro Bossetti, il quale resta in isolamento nel carcere di Bergamo.

Innocente. Così Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, si è definito davanti al gip e al pm di Bergamo. A riferirlo, al termine dell’esame, è stato il suo difensore, l’avvocato Silvia Gazzetti. Il mio assistito ha risposto a tutte le domande e ha rotto così per la prima volta il silenzio per “proclamarsi innocente e totalmente estraneo ai fatti che gli sono stati contestati”.

“Mai conosciuto Yara” - Bossetti “non ha mai conosciuto Yara, le due famiglie non si conoscevano e ha visto il suo volto solo quando in tv parlavano della sua scomparsa’’. Così ha dichiarato davanti ai magistrati sostenendo che la sera dell’omicidio era a casa.

Il Dna - Ma alle contestazioni mosse dal gip di Bergamo sulla traccia biologica individuata sugli indumenti della tredicenne, Bossetti non ha saputo dare risposta: “Non so spiegare come il mio Dna possa essere sul corpo di Yara’’. Poi davanti al gip che gli spiegava che non è figlio di Giuseppe Bossetti, ma figlio biologico dell’autista Giuseppe Guerinoni morto nel 1999, l’accusato si è mostrato incredulo: “Non ci credo, non è possibile’’.

Il cellulare - Quanto al cellulare che avrebbe agganciato la cella vicino al luogo della scomparsa della 13enne, secondo Bossetti è accaduto ‘semplicemente’ perché abita nella stessa zona, mentre il suo cellulare risulterà spento per 14 ore, dopo la scomparsa di Yara, perché “era scarico, è un cellulare con una batteria che dura poco e quando sono tornato a casa l’ho semplicemente messo in carica’’, avrebbe affermato il 44enne muratore di Mapello.

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