Mai più Tmb Salario, i cittadini manifestano sabato

Appuntamento dalle ore 15 in via Salaria 981

APPUNTAMENTI
Mai più Tmb Salario, i cittadini manifestano sabato

Mai più rifiuti a Via Salaria. Con questa richiesta, i cittadini e l'Osservatorio permanente No Tmb Salario manifesteranno sabato 16 febbraio in via Salaria 981, a partire dalle ore 15. La manifestazione è stata organizzata per chiedere i seguenti atti ufficiali: delibera della giunta Raggi per la chiusura definitiva; ritiro dell'autorizzazione all'impianto (Aia) da parte della Regione; bonifica e nuove destinazioni compatibili con l'abitato e un parco per i cittadini.


Senza la revoca dell'Aia - specifica l'Osservatorio permanente No Tmb Salario - c'è il rischio che l'impianto possa riprendere a funzionare o che l'area venga adibita alla ricezione, alla trasferenza o allo stoccaggio dei rifiuti. "Invitiamo tutti a tornare a manifestare per dare ancora più forza e continuità alla nostra vertenza, per costringere il Comune e la Regione a fare gli atti conseguenti per decretare la chiusura definitiva dell'impianto e per avviare la bonifica e la riqualificazione dell'area partendo dal risarcimento da riconoscere ai cittadini di Villa Spada e di Fidene", fa sapere l'Osservatorio.

Non solo parole, vogliono atti ufficiali che attestino che lì, nell’impianto Ama Salario andato a fuoco l’11 dicembre scorso, non entrino più rifiuti. “Chiediamo atti ufficiali, che al momento non ci sono, abbiamo solo gli annunci del sindaco Raggi ma non ci sono state dati né risposte né documenti ufficiali – dice all’AdnKronos Maria Teresa Maccarrone dell’Osservatorio Permanente No Tmb Salario- se lì, come annunciato, sorgeranno uffici al posto del Tmb noi ne siamo felici, è quello che avevamo già chiesto alla Muraro in un incontro del 2016, ma al di là degli annunci vogliamo avere la certezza che lì non entrino mai più rifiuti”.

Perché vivere in quella zona “per noi ha significato 8 anni di sacrifici e malessere – continua Maccarrone – parliamo di un impianto che stava a 150 metri dall’asilo nido e a 50 metri dalla prima casa e i cui miasmi ci provocavano mal di testa, nausea, vomito, bruciore agli occhi. Oggi, dopo il secondo incendio (il primo si verificò a giugno 2015, ndr) diciamo basta”.

Così, a due mesi dall'incendio dell'impianto e dalla nube di diossina che ha coperto Roma, a poco più di 4 mesi dalla manifestazione del 6 ottobre per chiedere l'istituzione di una unità di crisi per programmare la chiusura dell'impianto, a sei mesi dalla vicenda del treno carico di immondizia lasciato per mesi sotto le case dei cittadini, a sette mesi dalla prima riunione dell'Osservatorio permanente municipale per la chiusura del TMB, i cittadini tornano a manifestare.

“Non ci fidiamo degli irresponsabili che hanno negato l'evidenza - fanno sapere i cittadini riuniti nell'Osservatorio Permanente No Tmb Salario - che hanno tentato di prenderci in giro con i nasi elettronici rischiando di sperperare denaro pubblico, che hanno sottovalutato la rilevanza della nube tossica sulla città omettendo ogni comunicazione o informazione alla città. Non ci fidiamo dei rendering approntati in fretta e furia per la paura di non sapere cosa dire in Assemblea Capitolina. Non ci fidiamo e per questo manifestiamo, perché vogliamo atti non comunicati stampa, decisioni chiare e non giravolte. Rispetto e non furbizie”.

Per Rossella Muroni (LeU) "la vicenda del Tmb Salario è gravissima per i residenti e la città, ma considerando che parliamo della Capitale è anche una questione di rilievo nazionale. Emblematica dell’incapacità dell’Amministrazione cittadina e di tanta politica di assumere decisioni responsabili per risolvere la criticità dei rifiuti, a tutela del bene comune. E visto che dopo anni di proteste per i miasmi continui e dopo l’incendio di dicembre ancora non arrivano le risposte alle esigenze dei cittadini né quelle sulla natura dei rifiuti andati in fumo sabato l’Osservatorio Permanente No Tmb e i cittadini torneranno insieme a manifestare in via Salario per chiedere la revoca dell'Aia, la definitiva chiusura dell’impianto, la bonifica del sito e una corretta politica di gestione dei rifiuti. Capace di portare Roma fuori dall'emergenza e di tutelare la salute dei cittadini. Una protesta che condivido in pieno".



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