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Grieco: "La vera sostenibilità l'ho imparata in Enel. Giovani? vanno ascoltati"

Le parole chiave: innovazione, diversità, cambiamento. E la transizione energetica come asse portante di un mondo che sta cercando un nuovo modello di sviluppo.

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Grieco: La vera sostenibilità l'ho imparata in Enel. Giovani? vanno ascoltati

di Stefania Marignetti


La transizione energetica come asse portante di un mondo che sta cercando un nuovo modello di sviluppo. La sostenibilità, un obiettivo imprescindibile. La diversità, il valore aggiunto in cui si riconoscono i talenti. E innovazione al servizio del cambiamento. Patrizia Grieco, presidente di Enel, racconta così in un'intervista all'AdnKronos la sua visione aziendale, la 'call to action' a cui le imprese sono chiamate a rispondere in un contesto di importanti cambiamenti, e la sua idea di buon manager: "un insieme di testa e cuore, la capacità di condividere un sogno con le persone con cui si lavora e di infondere passione per quello che si fa".

"Io la vera sostenibilità l’ho imparata in Enel - racconta Grieco - Forse perché la nostra industria dell’elettricità ha moltissimo a che fare con i temi della sostenibilità, basta pensare ai temi della sicurezza sul lavoro, dell’etica, dei diritti delle persone, e poi perché Enel ci crede davvero: non è un caso che nei ranking sia inserita tra le prime società che possono cambiare il mondo, una cosa di cui siamo davvero orgogliosi". Sostenibilità che non è solo ambiente, ma anche impegno per il territorio e attenzione ai dipendenti.

"Di pianeta ne abbiamo uno solo, come dicono molti giovani oggi, e dovremmo davvero ascoltarli", dice Grieco, e il riferimento non è solo a studenti e studentesse che in tutto il mondo stanno seguendo l'esempio della giovane attivista svedese Greta Thunberg, ma soprattutto "alla percezione che le nuove generazioni hanno della responsabilità delle imprese e che non riguarda soltanto l’ambiente ma un intero modello di sviluppo. I giovani hanno quasi più fiducia nel fatto che le imprese possano lavorare per un futuro sostenibile di quanta non ne abbiano nelle istituzioni e questa rappresenta per noi una 'call to action', una chiamata alla responsabilità".

Quando si parla di sostenibilità, uno dei temi cari alla presidente Grieco è quello della diversità come valore aggiunto. "In Enel non ho fatto fatica a predicare i temi della diversità: d’altra parte siamo una società presente in 32 Paesi, come potremmo non apprezzare la diversità? La diversità non è solo quella di genere, naturalmente, ma è anche quella culturale, di tradizioni, di lingua, di età. E se non siamo capaci di sfruttare i talenti in qualunque essere umano essi risiedano, non sapremmo sfruttare tutta le nostre capacità. Non valorizzare le diversità per noi vorrebbe dire non riconoscere il merito e non poter apprezzare i talenti che abbiamo nel gruppo".

E questa è anche la responsabilità di un buon manager. "Ognuno di noi è in principio disarmonico rispetto all’altro, perché è diverso, e questa è la bellezza dell’essere umano. La capacità di un bravo manager è di saper trarre armonia dalla disarmonia e di saper muovere un gruppo complesso e una quantità di persone talvolta molto rilevante e che possono essere molto diverse tra di loro verso uno stesso fine".

Sul tema della diversità di genere in particolare "in Enel abbiamo ‘prolungato’ la legge Golfo-Mosca per cui, a statuto, oggi abbiamo una norma che non ha più una scadenza temporale e che stabilisce che almeno un terzo dei rappresentanti nel consiglio di amministrazione e nel consiglio sindacale debbano essere appartenenti al genere meno rappresentato, che oggi è quello femminile - continua Grieco - E abbiamo anche tutta una serie di politiche che favoriscono l'abbandono di qualunque tentativo di gap tra i due generi, in sede di assunzione e nei successivi passaggi".

E poi, naturalmente, la transizione energetica e la sfida della decarbonizzazione che in Italia vede Enel in prima linea. "Io vedo la transizione energetica come l’asse portante di un mondo che sta cercando un nuovo modello di sviluppo. Se pensiamo che entro pochi anni sul pianeta saremo 9 miliardi, l’80% dei quali vivranno in grandi città, il tema della transizione energetica diventa cruciale perché aumenterà anche il fabbisogno di energia, così come quello di cibo, ma in entrambi i casi le risorse sono limitate. Per moltiplicare le risorse senza distruggere il pianeta, dovremo mettere in campo tantissima innovazione in quello che stiamo facendo".

Innovazione è la parola chiave anche se lei ammette di non essersi mai innamorata della tecnologia in sé, ma di essersi sempre interrogata sull'utilità di una tecnologia nel facilitare la vita delle persone. "La tecnologia non è un fine, è uno strumento che dovrebbe aiutare tutti a vivere meglio, è per questo che io penso che l'innovazione tecnologica sia l’unica chiave di volta per affrontare lo sviluppo sostenibile".

"L’impegno di Enel è noto. Enel - sottolinea Grieco - a prescindere dai piani nazionali, si era già data impegni propri sul fronte della decarbonizzazione. Oggi Enel è il primo player per le energie rinnovabili al mondo ed è il primo player per le reti digitali con 73 milioni di utenti allacciati. Stiamo investendo moltissimo sulla digitalizzazione e per fare in modo che le rinnovabili possano essere perfettamente impiegate all’interno del nostro sistema di distribuzione. Quando si parla di transizione bisogna sempre essere proattivi e immaginare cosa succederà il giorno dopo. Noi siamo bene attrezzati. Amiamo dire che siamo shepherds and leaders: la transizione da un lato cerchiamo di immaginarla, dall’altro di guidarla. E finora i risultati ci hanno dato ragione".

L’Italia, da parte sua, "sta facendo quello che deve fare. La strategia nazionale su questo fronte è una strategia assolutamente competitiva rispetto a quelle degli altri Paesi in Europa, anzi: devo dire che l’Italia probabilmente sul fronte della riduzione delle emissioni, sul fronte della crescita delle rinnovabili e su quello del mix energetico rinnovabili-gas è anche più avanti degli altri Paesi".

Un contesto di cambiamenti importanti, per il Paese e per le aziende. "Il cambiamento - dice - fa sempre un po' paura perché vuol dire uscire dalle nostre zone di comfort per affrontare qualcosa che non si conosce. Ma il cambiamento può essere anche divertente e insegnarci tante cose. Bisogna essere curiosi e avere l’umiltà di capire e affrontare contesti e mondi diversi".



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