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Greenpeace scala la centrale di Belchatow

IN PRIVATO
Greenpeace scala la centrale di Belchatow

Questa mattina all’alba attivisti di Greenpeace hanno scalato una ciminiera alta 180 metri della centrale di Belchatow, in Polonia, per chiedere azioni immediate come l’abbandono definitivo del carbone e decise politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Belchatow - denuncia l'associazione ambientalista, è l’impianto europeo più impattante sul clima nonché una delle più grosse centrali a carbone del Pianeta, responsabile dell’emissione di 38 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, oltre che di quasi tre tonnellate di mercurio.


Proprio in Polonia, a Katowice, partirà la settimana prossima la Cop24, la Conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite. Al Paese ospitante e ai leader globali riuniti dal 3 al 14 dicembre, Greenpeace chiede responsabilità e quindi di definire con nettezza il percorso per combattere la crisi climatica in corso, assumendo provvedimenti urgenti e immediati.

Le trattative che si terranno a partire dalla prossima settimana avranno come base scientifica l’ultimo report dell’IPCC, uscito lo scorso ottobre: abbiamo solo 12 anni per agire con decisione per combattere i cambiamenti climatici e restare entro 1,5 gradi Celsius di aumento della temperatura media globale.

"La crisi climatica si sta svolgendo sotto i nostri occhi e i leader politici che hanno il potere di cambiare il corso degli eventi devono trovare soluzioni adeguate - dichiara Marek Józefiak, attivista polacco di Greenpeace - Provengo da una famiglia di minatori, abbiamo avuto a che fare con l’estrazione di carbone per generazioni. Ma non c’è futuro nel carbone, quello di cui abbiamo bisogno è una rapida transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Una rivoluzione che rispetti i diritti delle persone e l’ambiente, garantendo un futuro migliore a tutti".

Alla protesta non violenta a Belchatow si sono uniti anche rappresentanti di Paesi che subiscono maggiormente gli impatti dei cambiamenti climatici, dalle Filippine all’Indonesia, per ricordare ai leader globali le conseguenze concrete del clima che cambia: le persone perdono la vita, le loro case, i loro parenti, non sono in grado di prendersi cura delle loro famiglie e non hanno accesso a cibo e acqua.

In Italia, Paese che è stato quest’anno tra i più colpiti dai cambiamenti climatici, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) varata dal governo precedente prevede la fuoriuscita del carbone entro il 2025. "Tuttavia - sottolinea Greenpeace - al momento pochi passi concreti sono stati fatti per garantire una rapida transizione energetica che ci porti ad abbandonare il carbone entro sei anni, sostituendolo con fonti rinnovabili e non con altri combustibili fossili come petrolio e gas naturale".

Greenpeace Italia auspica che nel Piano Energia e Clima, la cui bozza è prevista entro l’anno, ci siano le misure per dare concretezza alla programmata chiusura degli impianti a carbone entro il 2025.



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