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Sbiancamento coralli, studio avverte: "Diventerà un fenomeno annuale"

Entro i prossimi 26 anni

RISORSE
Sbiancamento coralli, studio avverte: Diventerà un fenomeno annuale

(Xinhua)

La maggior parte delle barriere coralline del mondo inizierà a soffrire ogni anno di sbiancamento entro i prossimi 26 anni. E' quanto rivela un nuovo studio. "Se le tendenze attuali continuano e il mondo non riesce a ridurre le emissioni di gas serra, uno sbiancamento grave si verificherà ogni anno sul 99% delle barriere coralline del mondo durante questo secolo", avverte l'Unep, Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente.


Le barriere coralline a Taiwan e intorno all'arcipelago di Turks e Caicos saranno tra le prime al mondo a sperimentare il fenomeno annuale - spiega lo studio - mentre altre barriere coralline, come quelle al largo del Bahrain, in Cile e nella Polinesia francese, saranno colpite qualche decennio più tardi.

Lo studio ha mostrato che, in media, le barriere coralline del mondo inizieranno a soffrire dello sbiancamento annuale nel 2043. Anche una ambiziosa riduzione delle emissioni potrà dare alle barriere coralline solo una media di 11 anni supplementari prima che il fenomeno si verifichi con questa frequenza.

La ricerca, parte di un progetto Unep e pubblicata sulla rivista Nature Scientific Reports il mese scorso, rivela quando e dove lo sbiancamento annuale colpirà le barriere coralline.

La perdita di colore è causata da una diminuzione di organismi viventi, alghe, all'interno del corallo. Può essere innescato da piccoli cambiamenti nelle condizioni ambientali, come un aumento della temperatura del mare. La perdita delle alghe colorate porta i coralli a virare verso il bianco e a sbiadire. Secondo gli scienziati, ci vogliono almeno cinque anni per una barriera corallina per 'ristabilirsi' dopo un singolo evento di sbiancamento.

"Una perdita di colore che si verifica ogni anno causerà grandi cambiamenti nella funzione ecologica degli ecosistemi della barriera corallina", avverte Ruben van Hooidonk, ricercatore capo dello studio. "Inoltre - conclude - una frequenza annuale ridurrà di molto la capacità della barriera corallina di fornire beni e servizi, quali la pesca e la protezione delle coste, per le comunità umane".

Il mondo ha visto il più lungo fenomeno globale di sbiancamento mai registrato tra il 2014 e il 2016, un evento che ha ucciso coralli su una scala senza precedenti. Lo scorso anno la Grande Barriera Corallina ha registrato temperature in salita fino a 4 gradi per diverse settimane causando la perdita di colore del 90% dei coralli, il peggior evento della storia che ha anche determinato la morte di più del 20% dei coralli della barriera.

"E' un imperativo prendere molto seriamente queste previsioni e che, come minimo, raggiungere i target. Facendo così guadagneremo tempo per le barriere coralline", sottolinea Erik Solheim, direttore esecutivo dell'Unep. Il report afferma che anche l'obiettivo di limitare l'incremento delle temperature entro 1,5 gradi, definito nell'accordo di Parigi, "garantirà maggiore sicurezza ma non un margine del tutto sicuro per le barriere coralline". Secondo van Hooidonk, le "barriere coralline che soffriranno del fenomeno annuale più tardi sono una priorità perché hanno più tempo per rispondere positivamente agli sforzi che mirano a ridurne la vulnerabilità".

Tali sforzi includono la riduzione dell'inquinamento da terra, dei danni derivanti dal turismo e lo stop alla pesca eccessiva. Le barriere coralline, conosciute come le città del mondo subacqueo, sono sede di almeno un quarto di tutta la vita marina. Forniscono valore per circa 375 miliardi di dollari all'anno grazie a pesca e turismo. La Grande Barriera Corallina, una delle attrazioni turistiche principali dell'Australia, genera 5 miliardi di dollari australiani (3,6 miliardi di dollari) all'anno e fornisce circa 70.000 posti di lavoro. "Abbiamo bisogno di essere molto più innovativi e propositivi se vogliamo vedere le barriere coralline prosperare nel prossimo secolo", avverte il co-autore e scienziato marino Gabby Ahmadia. "Una conservazione 'convenzionale' non le proteggerà contro gli impatti dei cambiamenti climatici - conclude - Abbiamo bisogno di affrontare la nuova realtà climatica per guidare gli sforzi per salvare i nostri oceani".



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