Survival attacca il Wwf, e l'Ocse avvia un'indagine

RISORSE
Survival attacca il Wwf, e l'Ocse avvia un'indagine

(Foto Survival International/Selcen Kucukustel/Atlas)

Abusi, diritti umani calpestati, maltrattamenti ai danni delle tribù locali. Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, attacca il Wwf che da parte sua respinge le accuse e parla di un'intollerabile campagna diffamatoria alla quale risponderà adeguatamente. Ma di mezzo ci si mette l'Ocse che avvia un'indagine. Ecco cosa sta succedendo.


A seguito di un'istanza presentata a febbraio 2016 da Survival International, un membro dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha deciso di investigare avviando così un procedimento utilizzato finora solo per le aziende multinazionali. A diffondere la notizia è la stessa Survival International che nell'istanza del febbraio scorso aveva denunciato abusi e persecuzioni perpetrate contro i “Pigmei” Baka in Camerun da parte di squadre anti-bracconaggio finanziate dal Wwf. L’accettazione dell’istanza implica che l’Ocse valuterà le responsabilità del Wwf in termini di rispetto dei diritti umani secondo gli stessi standard previsti per le società commerciali.

Interpellato dall'Adnkronos, il Wwf risponde duramente: "Consideriamo inaccettabili i toni e le immagini usate da Survival contro il Wwf. Una campagna diffamatoria che non possiamo più tollerare, gravemente lesiva del ruolo, della storia e della dignità del Wwf " e contro la quale "il Wwf agirà a tutela della propria immagine e a difesa del lavoro che quotidianamente conduce in difesa della natura e del pianeta" e "sta valutando a livello internazionale e nazionale una risposta adeguata".

Questa la ricostruzione dei fatti secondo Survival International: da oltre 20 anni i Baka e altre tribù della foresta pluviale denunciano abusi sistematici commessi dalle squadre anti bracconaggio finanziate dal Wwf in Camerun e in altre zone del Bacino del Congo. Per questo, Survival aveva chiesto già nel 1991 al Wwf di cambiare il proprio approccio nella regione, ma da allora la situazione sarebbe peggiorata. Secondo Survival, il Wwf avrebbe anche mancato di ottenere il consenso libero, previo e informato delle comunità sui progetti di conservazione avviati nelle loro terre ancestrali.

Per Survival International il fatto che l’Ocse abbia accettato l'istanza, costituisce "un enorme passo avanti per i popoli vulnerabili". Ma il Wwf, che respinge ogni accusa, reputa positivo il coinvolgimento dell'Ocse: "Siamo sereni e sicuri - fa sapere l'associazione del panda - che l’indagine avviata dall’Ocse servirà una volta per tutte a mettere a tacere una campagna diffamatoria e strumentale che Survival International ha lanciato nei confronti del Wwf". E si dice certo che l’impegno con cui da oltre 30 anni combatte al fianco delle comunità delle foreste, contro gli interessi criminali di bracconieri e multinazionali nel bacino del Congo, "sarà riconosciuto e difeso".

Non solo, ma "se nelle attività di controllo antibracconaggio realizzate dal governo camerunense, anche con l’aiuto economico del Wwf, si sono verificati degli illeciti saremo i primi, e senza sconti, a chiedere che sia fatta piena luce su eventuali violazioni dei diritti umani", aggiunge il Wwf.

Botta e risposta Survival-Wwf

Stephen Corry, Direttore generale di Survival International: “Il lavoro del Wwf ha portato ai popoli indigeni del Bacino del Congo decenni di sofferenze. Il Wwf non ha fatto niente di concreto per rispondere alle preoccupazioni di migliaia di indigeni derubati e maltrattati per effetto dei suoi progetti. Tutto questo deve cambiare. Se il Wwf non può garantire che certe iniziative rispettino gli standard delle Nazioni Unite e dell’Ocse, semplicemente non dovrebbe finanziarle. Per quanto buono possa essere il lavoro che conduce altrove, nulla giustifica il fatto che finanzi abusi dei diritti umani".

Frederick Kumah, direttore dell’Ufficio Regionale Wwf per l’Africa: “Negli anni di lavoro in Camerun il Wwf ha operato a stretto contatto con i Baka e altre comunità locali per creare aree protette e nel fare questo abbiamo fortemente sostenuto i diritti delle popolazioni indigene. Il Wwf ha lavorato strenuamente per ottenere un migliore riconoscimento e l’affermazione dei diritti dei Baka. Ci rendiamo conto che c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare le condizioni per i Baka in Camerun e per questo abbiamo sollevato la questione con il ministero camerunense delle foreste e della fauna selvatica, sottolineando la necessità sia di migliorare i meccanismi per l'accoglienza e la risoluzione di casi di presunti conflitti o abusi sia di adottare misure appropriate nei casi riconosciuti, compresi quelli che possono coinvolgere le guardie governative”.



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