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Il consumo di suolo ci costa 2 miliardi all'anno

RISORSE
Il consumo di suolo ci costa 2 miliardi all'anno

Il consumo di suolo in Italia, che viaggia alla velocità di 2 mq al secondo (5.200 ettari coperti artificialmente nell'ultimo anno nel nostro Paese), ci costa 2 miliardi di euro l'anno. Sono quelli che la Commissione europea chiama 'i costi nascosti del consumo di suolo' e che derivano dalla perdita di servizi ecosistemici.

Si va dalla CO2 che non viene più stoccata all'acqua che non viene filtrata (sempre secondo la commissione Ue, a causa del territorio perso e impermeabilizzato, 200 milioni di metri cubi di acqua l'anno non vengono trattenuti dal suolo aumentando così il rischio alluvioni) fino all'aumento di temperatura: +0,6 gradi in media in più d'estate per ogni 20 ettari consumati per kmq. Insomma, è un fenomeno che paghiamo, in termini economici ma anche di sicurezza: le nostre percentuali di consumo di suolo sono quasi il doppio della media Ue e questo nonostante l'Italia abbia un territorio particolarmente fragile dal punto di vista idrogeologico.

Ad analizzare i dati è Michele Munafò dell'Ispra, in occasione della presentazione oggi a Roma del progetto europeo Soil4Life, cofinanziato dalla Commissione Europea con il programma Life, che coinvolge partner di Italia, Francia e Croazia e vede insieme, oltre all'Ispra, Legambiente, Cia Agricoltori Italiani, Ccivs, Crea, Ersaf, Politecnico di Milano, Comune di Roma e Zelena Istria, con l’obiettivo di promuovere l’uso sostenibile ed efficiente del suolo e fermare consumo e degrado di questa risorsa naturale non rinnovabile.

La riduzione del suolo libero è un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. Gli ultimi dati di Ispra attestano il consumo di suolo, nel 2017, su una media di 15 ettari al giorno, ovvero 54 km quadrati all’anno. Poco meno di 2 metri quadrati irreversibilmente persi ogni secondo. Dagli anni '50 al 2017 la copertura artificiale del suolo è passata dal 2,7% al 7,65% (+180%), intaccando ormai 23.063 kmq del nostro territorio.

Ma il fenomeno non sempre è legato a vere necessità, come l'aumento demografico. Per fare un esempio concreto, mettiamo a confronto Lazio e Lombardia. I dati Ispra dicono che nel 2017, nel Lazio risultava coperto suolo per 144.583 ettari (l’8,4% del totale); in Lombardia 310.156 ettari (13% del totale). Quello che è interessante è osservare come siano avvenuti gli incrementi del consumo di suolo più recenti, quelli misurati tra il 2016 e il 2017, in rapporto ai bilanci demografici.

I valori di incremento, espressi in rapporto alla popolazione, si traducono in un aumento di suolo impermeabilizzato pari a 0,53 mq/ab in Lazio e a 0,60 mq/ab in Lombardia. Valori non molto differenti, se non per un dettaglio: la Lombardia nel 2017 ha avuto una crescita di consumo di suolo in presenza di un aumento di abitanti (+17.092), mentre in Lazio si è consumato suolo a fronte di una popolazione in calo (-1431 abitanti). In altre parole, è come se in Lombardia fosse sorta 'sui campi' una nuova cittadina di 17.000 abitanti, mentre nel Lazio ne fosse sorta un’altra, ma fatta solo di case, senza abitanti.

Scendendo nel dettaglio, i dati Ispra permettono di mettere a confronto Roma e Milano. Nella città metropolitana di Roma il consumo di suolo, nel 2017, è cresciuto di 102 ettari, a Milano di 121 ettari. Dati pari a 0,23 mq/abitante di consumo di suolo nella città metropolitana di Roma, e di 0,37 mq/ab in quella di Milano. La differenza è in parte spiegabile con gli andamenti demografici: nella metropoli romana la popolazione ha avuto un lieve incremento (+1.987 abitanti), in quella milanese l’aumento è stato di 16.457 abitanti.

Nel solo territorio comunale, Roma ha consumato 36 ettari (incremento procapite pari a 0,13 mq/ab), mentre Milano ne ha consumati 19 ettari (+0,14 mq/ab). Ma a Milano la popolazione è da anni in crescita (+14.618 abitanti nell’ultimo anno), mentre a Roma è stazionaria (nell’ultimo anno -694 abitanti). Insomma, la crescita di consumo di suolo è slegata dal fabbisogno abitativo. In più, gran parte del nuovo suolo consumato si è avuto al di fuori della città metropolitana, in particolare nelle province più periferiche.

Nel 2017, in entrambe le città si è continuato a costruire in particolare nei comuni dell’hinterland: in una vasta cintura urbana in cui, al contrario del capoluogo, la popolazione non è cresciuta quasi per nulla. Si cementifica di più dove la popolazione ristagna o decresce.

Maltrattato, abusato, coperto e impermeabilizzato dall’edificazione senza limiti, inquinato dalle attività industriali, sovrasfruttato da un uso agricolo e zootecnico poco attento, il suolo - oltre a garantire cibo e tutela dal rischio idrogeologico - è un importantissimo serbatoio di carbonio ed è fondamentale nel contrasto ai cambiamenti climatici.

Nei suoli del pianeta sono stoccati 1.550 miliardi di tonnellate di carbonio, una quantità pari a 6 volte l’aumento della CO2 atmosferica dall’epoca preindustriale ad oggi: questo significa che uno squilibrio a livello globale della biochimica del suolo è in grado di moltiplicare gli effetti del cambiamento climatico.

Eppure, esiste un impegno formale, sottoscritto dall’Ue e dall’Italia al tavolo delle Nazioni Unite: aderendo agli obiettivi globali di sostenibilità (SDG), ci siamo impegnati a fare tutto quanto ci compete affinché, entro il 2030, ‘si aumentino gli sforzi atti a conseguire, a livello globale, l’arresto dei processi di degrado del suolo’.

Secondo la Fao, il 33% del suolo mondiale oggi è altamente degradato; le moderne coltivazioni intensive lo hanno impoverito pregiudicando la possibilità di mantenere in futuro la stessa capacità produttiva. Un approccio sostenibile è possibile.

Come? Coltivando bio, aumentando la quantità di materia organica senza ricorso a prodotti chimici, seguendo i principi dell’agricoltura conservativa (minimo danneggiamento del suolo, copertura vegetale permanente e rotazione delle colture), ricorrendo all’agroforestazione che integra gli alberi nei sistemi di produzione animale e vegetale. La Fao ha stimato che una gestione sostenibile dei suoli potrebbe aumentare la produzione di cibo fino al 58%.

Per queste ragioni, i promotori del progetto Soil4Life rivolgono un appello ai ministri dell’Agricoltura Centinaio e dell’Ambiente Costa perché investano i fondi destinati al nostro Paese dalla nuova PAC in iniziative di recupero di fertilità dei suoli mediterranei, anche in chiave di politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, oltre che di produzione di materie prime.

"La perdita di suolo è sotto gli occhi di tutti e i fenomeni estremi che lo coinvolgono, come il dissesto idrogeologico e l’estrema aridità, lasciano ogni anno segni sempre più tangibili sulla pelle del nostro Paese - spiega il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani - Con questo progetto intendiamo promuovere la conoscenza e le pratiche che garantiscono una maggiore tutela di questa risorsa naturale tra gli 'addetti ai lavori', tra chi ha un rapporto quotidiano con il suolo, ossia agricoltori e allevatori, ma anche professionisti, come architetti, ingegneri, agronomi e geometri, e personale delle amministrazioni regionali. Perché gli studi si trasformino in attività e le attività in risultati. Perché chi coltiva, chi fa pianificazione urbanistica e chi stabilisce le regole lo faccia seguendo criteri che ne garantiscano la massima protezione possibile”.

Per il presidente di Ispra Stefano Laporta, "le conseguenze del consumo di suolo sono sempre più evidenti ed è urgente intervenire, in particolare nel nostro Paese dove i livelli di suolo consumato, sia pur procedendo ad una velocità più lenta nel corso degli ultimi anni, sia pur in presenza di un territorio particolarmente fragile, sono quasi il doppio della media europea. Ispra ha il dovere non solo di seguire le trasformazioni del territorio, ma anche di collaborare per promuoverne un uso e un riuso di quello già consumato, efficiente e sostenibile. Per questo progetti come Soil4life rivestono un’importanza strategica”.

Tra gli obiettivi di Soil4Life c’è anche quello di sensibilizzare le istituzioni europee e i singoli Stati membri sulla necessità di emanare una normativa comunitaria in grado di garantire la protezione del suolo.

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