'Cari estinti' ma a volte ritornano, la lunga lista delle specie a rischio

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'Cari estinti' ma a volte ritornano, la lunga lista delle specie a rischio

(foto Wwf)

di Stefania Marignetti


La lista dei 'cari estinti' in natura è lunga e da oggi all'elenco delle specie a cui abbiamo dovuto dire addio, si aggiunge il nome di un piccolo roditore australiano che si guadagna un triste primato: è il primo mammifero ad estinguersi per colpa del cambiamento climatico causato dall'uomo. A volte, però, ritornano: succede alle Galàpagos dove è stata avvistata una tartaruga che si pensava scomparsa ormai da un secolo.

Ma andiamo con ordine. Il triste primato spetta all’Australia: perché è lì che si è verificata la prima estinzione causata dai cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Si tratta del melomys di Bramble Cay, un piccolo roditore che vive – anzi viveva - nella più settentrionale delle isole australiane. A dare la notizia, il ministro dell'Ambiente Melissa Price, annunciando che la specie, finora classificata come "in via di estinzione" è ormai ufficialmente "estinta". E a certificare che la colpa è nostra, sono gli scienziati (Ian Gynther dell'Unità Specie minacciate del governo del Queensland, Natalie Walker e Luke Leung dell'Università del Queensland) per i quali questa "probabilmente rappresenta la prima estinzione di mammiferi mai registrata a causa del cambiamento climatico antropogenico".

Una curiosità, ovvero: a volte ritornano. Proprio nel giorno dell’annuncio della scomparsa del roditore australiano, riappare sull'isola di Fernandina, nell'arcipelago delle Galapagos, una specie di tartaruga gigante ritenuta estinta da oltre un secolo, la Chelonoidis Phantasticus. Anche in questo caso, a dare la notizia, stavolta buona, è il ministro dell'Ambiente dell'Ecuador, Marcelo Mata, con un certo stupore: l’ultimo avvistamento di questa tartaruga, risaliva al 1906. Una buona notizia, sì, ma il contesto non lascia spazio all'ottimismo. Dal clima all’inquinamento, sono diversi i fattori che stanno portando all'estinzione di centinaia di specie animali. Quante? Nessuno lo sa esattamente, l’unico dato certo è che ad oggi rischiamo di dire addio al 23% dei mammiferi e al 12% degli uccelli.

Secondo il Wwf, infatti, le specie si stanno estinguendo a una velocità circa 100 volte superiore a quella del passato. E’ la costante denuncia dell'Iucn (International Union for Conservation of Nature), che ogni anno diffonde la Lista Rossa degli animali a rischio estinzione. Quali? Tanto per citare i più noti, per il leone africano (Panthera leo) si parla di drammatico declino: in un secolo si è passati dai 200.000 individui ai 20.000 stimati oggi. Nella classifica delle specie più a rischio anche nel 2018 continua ad esserci l’elefante di foresta (Loxodonta cyclotis) che dal 2002 a oggi ha subito un declino stimato della popolazione di circa il 70%, e l’orso polare (Thalassarctos maritimus) a causa dei cambiamenti climatici che stanno pesantemente intaccando il suo habitat: i modelli degli scienziati stimano che nei prossimi 35 anni rischiamo di perdere il 30% della popolazione di orso polare a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

Negli ultimi 25 anni, la popolazione dei gorilla di pianura occidentale è diminuita più del 60% e continuando l’attuale trend di diminuzione prima della fine di questo secolo (entro il 2070) sarà rimasto solo il 20% dei gorilla che oggi vivono nelle foreste del centro africa. La Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) classifica i gorilla di pianura occidentale come specie “critically endangered” (a rischio critico d’estinzione), vicinissima quindi alla soglia dell’estinzione.

Anche la tartaruga marina Caretta caretta è classificata come "vulnerabile" a livello globale dalla Iucn e "least concern" (cioè minacciata) nel Mediterraneo. Per restare in mare, delle 73 specie di squali oggetto della valutazione della Iucn, 20 sono classificate come in pericolo critico, 11 come in pericolo, 8 come vulnerabili, 9 come quasi minacciate e 12 di minor preoccupazione. Mancano i dati su 13 specie, e quindi la situazione potrebbe essere anche peggiore.

Non va meglio nel Mediterraneo dove, stando a una recente analisi della letteratura scientifica condotta dal Wwf, il 50% delle specie di squali e razze risulta essere minacciato. Insomma, gli squali esistono da più di 400 milioni di anni sul pianeta, ancor prima dei vertebrati terrestri e prima che molte piante colonizzassero le terre emerse. Sono sopravvissuti ai dinosauri, ma rischiano di non sopravvivere all’uomo.

E in Italia? Oltre un quinto del totale delle specie presenti è a rischio estinzione. Su un campione, utilizzato dall’Iucn, di 2.807 specie italiane di spugne, coralli, squali, razze, coleotteri, farfalle, pesci d’acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, ben 596 potrebbero scomparire.



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