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Zuppa di pinne e frodi, se la salvezza degli squali si gioca a tavola

Non solo mercato asiatico, la specie finisce anche sulle nostre tavole spacciata per pesce spada

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Zuppa di pinne e frodi, se la salvezza degli squali si gioca a tavola

Nel mondo si stima che, a causa della domanda di pinne, vengano uccisi fino a 73 milioni di squali ogni anno. Un numero enorme, soprattutto perché già nel 2014 l’Iucn (l'Unione internazionale per la conservazione della natura) aveva segnalato il 25% delle specie minacciato di estinzione. Nel 2019, un aggiornamento ha mostrato un evidente peggioramento con 42 specie minacciate rispetto alle 25 di 5 anni prima.


Insomma, gli squali rischiano di sparire ma il mercato delle pinne non sembra arrestarsi. A cosa servono? In Asia è molto diffuso il consumo di pinne di squalo e il cuore del loro mercato è Hong Kong, un vero e proprio hub per il loro commercio. Una delle ricette più celebri, la zuppa di pinne, tra i piatti più gettonati dei banchetti e cerimonie nella cultura orientale, rischia di dare alla specie il colpo di grazia.

Quanti squali possiamo salvare scegliendo di non mangiare una tazza di zuppa di pinne, lo svela la nuova App creata dal Wwf e lanciata oggi in occasione della Giornata Mondiale degli Squali: si chiama Sharkulator e secondo il suo calcolatore 100 tazze di zuppa di pinne costano la vita a 12 squali.

Asia ma non solo, perché lo squalo finisce spesso anche sulle nostre tavole, per frode o per scarsa conoscenza, tanto che nel Mediterraneo il consumo diretto di squalo è elevato, soprattutto in Italia che è fra i principali importatori e consumatori. Da una parte, infatti, la carne di squalo viene spesso spacciata per pesce spada, e questa è una frode alimentare; dall'altra, i consumatori non sempre sanno che nomi comuni quali verdesca, palombo e smeriglio indicano specie di squali (tra le specie più colpite a livello globale c'è proprio la verdesca).



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