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Stabilimenti 'non balneabili', da Nettuno alla Versilia

Per le autorità, aree interdette alla balneazione, ma in assenza di divieti prosperano concessioni e spiagge libere

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Stabilimenti 'non balneabili', da Nettuno alla Versilia

di Stefania Marignetti


Se non c'è il cartello di divieto di balneazione, non significa affatto che il bagno lì si possa fare senza correre rischi per la salute. Molto spesso, significa solo che nessuno ha ritenuto di dover adempiere all'obbligo di legge di informare i cittadini sulla qualità delle acque con apposita segnaletica. Così succede che in aree 'non balneabili' prosperino non solo le spiagge libere, ma anche gli stabilimenti balneari. L'escamotage? Doppio. Da una parte la confusione che genera l'assenza di divieti chiari ed espliciti, dall'altra si gioca sui servizi offerti da uno stabilimento.

Succede, ad esempio, in Versilia e a Nettuno, solo per fare un paio di esempi di un malcostume italiano molto ricorrente. Andiamo per ordine. Ci sono aree che per le autorità competenti sono 'non balneabili', perché le analisi hanno rilevato nelle acque un inquinamento cronico o temporaneo tale da inibire la balneazione, ma dove di fatto - nella totale assenza di segnaletica - non solo i cittadini fanno il bagno, ma sono state date concessioni e prosperano gli stabilimenti balneari. "In Versilia, in quella che per il Portale Acque del ministero della Salute è 'zona rossa', è tutto un fiorire di stabilimenti", dice all'AdnKronos Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente.

Com'è possibile? "Non balneabile significa che lì non si può fare il bagno - spiega Minutolo - ma lo stabilimento teoricamente è un luogo in cui si può andare a fare elioterapia, è un po' l'escamotage che si usa". E l'assenza di segnaletica aumenta la confusione.

Succede anche nelle aree non campionate (che, quindi, per legge non essendo controllate dovrebbero essere non balneabili): anche qui, nell'assenza di divieti di balneazione, spesso si trovano non solo spiagge libere ma anche stabilimenti balneari. "Ma a quel punto, se sono balneabili bisogna andare a fare i controlli, se non lo sono non si può autorizzare uno stabilimento", sottolinea il responsabile scientifico di Legambiente.

Un esempio per tutti, la foce del canale Loricina a Nettuno, in un'area non campionata, quindi non balneabile. Sebbene la foce del Loricina risulti da anni 'fortemente inquinata', secondo le analisi microbiologiche condotte da Legambiente, "qui ci sono stabilimenti concessi con la scusa dell'elioterapia e in quella stessa foce, dove non ci sono divieti, la gente fa il bagno. E non succede solo a Nettuno, ma anche sul litorale di Torvajanica e di Ardea, in Calabria... dove centinaia di canaletti portano in mare acqua non depurata che però, alla vista sembra pulita, perché l'inquinamento è microbiologico e non si vede".



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