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Grani antichi, più resistenti e adatti alle intolleranze alimentari

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Grani antichi, più resistenti e adatti alle intolleranze alimentari

Le antiche varietà di grano, più ricche per biodiversità genetica, sono anche quelle che meglio resistono alle variazioni climatiche. E non solo: possiedono migliori caratteristiche qualitative e nutrizionali e sono più adatte per l’alimentazione di persone con intolleranze alimentari che interessano una percentuale sempre maggiore di popolazione. Lo dimostra una ricerca congiunta, fra istituti scientifici e agricoltori, nell'ambito del progetto Life "Semente parTEcipata".


A renderlo noto è Navdanya International, l’associazione fondata dall’ambientalista indiana Vandana Shiva, in occasione della tappa aretina del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato. Il progetto ha come scopo la conservazione del germoplasma del frumento duro (Triticum turgidum subsp durum L.) e di altre specie di grano. Obiettivo: ottenere varietà adatte a ogni ambiente di coltivazione capaci di resistere meglio alle variazioni climatiche, caratteristica non riscontrabile nelle varietà maggiormente coltivate e prodotte dall’industria sementiera.

“La selezione delle sementi - spiega Mariagrazia Mammuccini, vicepresidente e portavoce in Italia di Navdanya International - sarà svolta insieme agli agricoltori che potranno poi mantenere e riprodurre autonomamente i semi, diventando in questo modo custodi attivi della biodiversità". Il progetto inciderà "positivamente sul reddito degli agricoltori, dato che i costi di produzione diminuiranno e sarà incrementato il valore dei prodotti ottenuti da una filiera integrata locale”.

Si favorisce così un sistema produttivo che necessita di minori consumi energetici, permette una riduzione degli interventi colturali e mantiene la fertilità del suolo, stabilizzando le produzioni nel rispetto dell’ambiente circostante. Le varietà ottenute saranno selezionate anche per migliorare le caratteristiche qualitative e nutrizionali e in particolare si prevede di incrementare il loro grado di tolleranza da parte delle persone che soffrono di sensibilità al glutine (gluten sensitivity GS) di tipo non celiaco.

L’incidenza della sensibilità al glutine in Italia è del 25%. La disponibilità, quindi, di prodotti a base di frumento con ridotta capacità di attivare reazioni intolleranti, risulta di estrema importanza, non solo per le persone con la "gluten sensitivity", ma anche per un’alimentazione dedicata all’infanzia. Il progetto inoltre favorirà la realizzazione di filiere integrate che vedranno coinvolti oltre agli agricoltori anche i trasformatori come pastai, pasticceri, rivenditori e consumatori.

“La selezione partecipativa evolutiva - dichiara Stefano Benedettelli coordinatore scientifico del progetto - ricalca in piccolo i percorsi che avvengono normalmente in natura nell'evoluzione delle specie ed è solo rispettando le leggi della natura che è possibile un sostanziale risparmio energetico. L'utilizzo di materiale seminativo adattato all'ambiente di coltivazione è un modo per rispettare le esigenze produttive senza compromettere l'equilibrio ambientale”.

Il progetto Life Semente parTEcipata vede coinvolti come capofila il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell'Ambiente dell'Università di Firenze e come partner Navdanya International Onlus, la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, Firab (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica), la Provincia di Grosseto, la Regione Marche e l'Ente Regionale Terre Toscane.

Inoltre parteciperanno al progetto aziende agricole toscane, siciliane e delle Marche, campi sperimentali, in cui gli stessi agricoltori saranno soggetti attivi per lo studio e la selezione del frumento duro con miscugli di antiche varietà.



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