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Spauracchio aumento Iva

07 maggio 2018 | 12.38
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Evitare l'aumento dell'Iva è la sfida principale per il prossimo governo. Sul 2019 pende infatti la spada delle clausole di salvaguardia, la cui sterilizzazione non è ancora stata scongiurata. Se dovessero scattare, oltre al conseguente aggravio per i bilanci delle famiglie e un calo dei consumi si verificherebbe un effetto depressivo sulla produzione e un peggioramento dei livelli occupazionali.

IMPEDIRE l'AUMENTO? ECCO QUANTO SERVE - Per evitare l'aumento dell'Iva il prossimo governo dovrà trovare 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi di euro per il 2020. Il nuovo esecutivo, tecnico, di scopo, o 'di tregua' che sia, dovrà riuscire ad arrivare almeno a dicembre per approvare una manovra in grado di limitare o impedire l'aumento dell'Iva o comunque di accompagnarlo con misure che ne bilancino le implicazioni negative.

ALIQUOTA AL 24,2% - Nel caso in cui non ci fosse un governo in autunno in grado di approvare la manovra, scatterebbe l'esercizio provvisorio. A quel punto le clausole di salvaguardia sarebbero inevitabili. In un tale scenario, a partire dal primo gennaio 2019 l'aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all'11,5%. Negli anni successivi la situazione potrebbe peggiorare, fino a portare l'Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.

LA STANGATA - Secondo Coldiretti, l'aumento di Iva e accise sarebbe un duro colpo per la spesa delle famiglie italiane, in alimenti e bevande. "Il pericolo dell'aumento dell'Iva riguarda beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie" si legge in una nota della Coldiretti.

"La spesa alimentare - conclude la nota - è la principale voce del budget delle famiglie dopo l'abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi ed è quindi un elemento importante per la ripresa dell'economia".

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