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Salvini: "Stadi? Contrario a chiusura, è resa dello Stato"

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Salvini: Stadi? Contrario a chiusura, è resa dello Stato

Foto dal profilo Facebook di Salvini

"Sono assolutamente contrario alla chiusura degli stadi e al divieto di trasferta perché è la resa dello Stato". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini nel corso della conferenza stampa a seguito del tavolo sulla sicurezza negli stadi che si è svolto alla scuola superiore di Polizia a Roma. Se lo Stato "non è in grado di garantire un gioco di sabato, di domenica, vuol dire - ha sottolineato - che non è in grado di fare il suo mestiere. Dobbiamo garantire che chi sbaglia non viene sospeso per qualche mese. Chi sbaglia da tifoso deve essere punito pesantemente, chi sbaglia da tesserato deve essere punito il doppio". Si sta lavorando, ha aggiunto, per dare "più competenze e potere agli steward, uniformità delle sanzioni da parte dell'ordine pubblico e delle questure in tutta Italia e dei permessi di ingresso".


Per Salvini "serve una nuova legge per consentire alle società di fare i propri stadi, con camere di sicurezza per mettere dentro i delinquenti"."L'obiettivo del tavolo - ha spiegato - è sradicare la delinquenza dentro e fuori dagli stadi, e per questo utilizzeremo ogni mezzo necessario". "Stiamo parlando di 12 milioni di persone a fronte di 6mila teppisti. L'invito - ha continuato - è di non confondere i tifosi, che sono il 99%, con i delinquenti".

"I numeri dell'ultimo anno dicono che il calcio è uno sport sano", ha sottolineato dopo la riunione dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive. "Il numero feriti si è ridotto del 60% tra i tifosi, del 50% tra la polizia tra gli steward si sono azzerati, Il numero dei denunciati si è ridotto del 40%, degli arrestati dell'80% - ha ricordato il ministro -. Questo per un fenomeno che ogni fine settimana coinvolge circa 12 milioni di persone. Anche i daspo sono in diminuzione: in questo momento sono 6.500 gli italiani sottoposti a provvedimento che li inibisce dalle presenza alle manifestazioni sportive".

"Non confondiamo il razzismo che è da condannare - ha detto Salvini - con il bello del calcio che è anche la rivalità di quartiere con toni accesi: chiusa la partita però finisce lì. Faccio appello alla buona educazione di tutti. Ma sospendere una partita, vietare una trasferta o chiudere uno stadio è la sconfitta del calcio".

Salvini si è detto contrario all'ipotesi di vietare l'introduzione degli striscioni negli stadi. "Ragazzi non scherziamo - ha sottolineato -, un conto sono i coltelli e i bastoni e le bombe carta; un conto sono le bandiere, le sciarpe, i megafoni, tamburi e striscioni. Lo stadio deve essere colorato e colorito". "Penso che lo Stato italiano - ha aggiunto - abbia tutta la possibilità di far rispettare le regole dentro e soprattutto fuori dagli stadi senza negare il diritto al tifo e alla partecipazione a milioni di italiani che vogliono godersi 90 minuti in santa pace". E "no" alle sanzioni collettive, "la responsabilità - ha concluso - è personale".



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