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Semenya: "Io sono e sarò sempre questa. Ho finito"

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Semenya: Io sono e sarò sempre questa. Ho finito

(Foto Afp)

"Io sono e sarò sempre questa. Ho finito". Non lascia troppe speranze il tweet di Caster Semenya, arrivato a 24 ore dalla decisione del Tribunale arbitrale sportivo di Losanna di respingere il ricorso della mezzofondista contro le nuove regole della Iaaf, la federazione internazionale di atletica leggera, che obbligano le atlete con differenze di sviluppo sessuale (DSD) ad assumere farmaci per abbassare i valori di testosterone nel sangue se intendono gareggiare nella categoria femminile.



"Loro ridono di me perché sono diversa. Io rido di loro perché sono tutti uguali", si legge in un altro messaggio della campionessa olimpica che sottolinea: "Sapere quando andare via è saggio. Essere in grado di farlo è coraggioso. Andarsene a testa alta è dignitoso".

La sentenza del Tas è destinata a far discutere, visto che per gareggiare tra le donne, la sudafricana, 28 anni, campionessa negli 800 metri, dovrebbe effettuare una terapia ormonale. Come lei anche le altre atlete con differenze di sviluppo sessuale. "Per un decennio la Iaaf ha cercato di rallentarmi, ma questo mi ha resa più forte, la decisione del Tas non mi fermerà", aveva affermato Semenya in una nota subito dopo la sentenza. "Ancora una volta continuerò a ispirare giovani donne e atleti in Sud Africa e in tutto il mondo", aveva assicurato l'atleta.

Il caso Semenya va avanti dal 2009, anno in cui la sudafricana vinse la medaglia d'oro ai Mondiali di atletica leggera di Berlino. La campionessa, proprio nella capitale tedesca prima del successo in finale, fu sottoposta a un test di verifica del sesso, dopo che il miglioramento della sua forma aveva sollevato dubbi tra gli addetti ai lavori. Dopo l'esito del test, Semenya ebbe il via libera per tornare a gareggiare. Qualche anno fa, però, la Iaaf ha messo a punto un regolamento che impone agli atleti con iperandrogenismo di assumere farmaci per abbassare il livello di testosterone.



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