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Stamina, chiusa l'inchiesta: 20 gli indagati. Vannoni: 'Sereno, ho carte per difendermi'

23 aprile 2014 | 15.55
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Torino, 23 apr. (Adnkronos/Ign) - La procura di Torino ha chiuso l'inchiesta sul caso Stamina. Venti gli indagati, tra cui il fondatore della Stamina Foundation Davide Vannoni, il suo braccio destro Marino Andolina e Carlo Tomino, responsabile dell'ufficio ricerca e sperimentazione clinica dell'Aifa. A diciotto di loro viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. L'inchiesta del pm Raffaele Guariniello era partita nel 2009.

Chiuse alla fine del 2011, le indagini erano poi state riaperte per indagare sul filone della sperimentazione del metodo Stamina agli Spedali Civili di Brescia. Secondo le indagini l'intento della Fondazione sarebbe stato quello di trarre un guadagno da pazienti con malattie senza speranza, con trattamenti che i parenti dei malati arrivavano a pagare anche 50mila euro.

LE ACCUSE A VANNONI - La procura di Torino contesta a Davide Vannoni, oltre all'associazione a delinquere finalizzata alla truffa, anche il commercio e la somministrazione di medicinali guasti o imperfetti in modo pericoloso per la salute ed esercizio abusivo della professione medica. Non solo. L'accusa per lui è anche di diffamazione in riferimento ad alcune affermazioni su alcuni sanitari e professionisti postate sulla pagina facebook di Stamina Foundation, la sostituzione di persona, nonché di aver violato la privacy di una minore malata di cui, dopo una trasmissione televisiva, aveva diffuso online le immagini post infusione.

"Sono sereno e ho le carte per difendermi. Non riconosco le accuse e avrò modo di contestarle con molti dati", dice all'Adnkronos Salute Davide Vannoni specificando di aver ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà, compresi quelli degli altri candidati alle europee ("nessun cambiamento per l'impegno politico", afferma). Liquida le accuse come "infondate": "avrò modo di contrastare, visto che non siamo di fronte a una sentenza. Per me è una battaglia di civiltà". Pe Vannoni l'indagine torinese "è solo burocratica, basata su cavilli".

Per il presidente di Stamina, invece, è mancata l'attenzione ai pazienti e ai miglioramenti che hanno ottenuto. "Nessuno ha letto le carte che evidenziano i miglioramenti dei malati", continua Vannoni che si dice sorpreso dal commento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin (in una trasmissione di La7 aveva detto di non essere "stupita" in merito alla notizia e aveva puntualizzato: "da questa vicenda esca chiarezza"). "Se l'aspettava? Bisogna fare chiarezza? Strano che lo dica lei che di chiarezza non ne ha fatta. Ancora attendiamo il secondo comitato per la sperimentazione", sottolinea Vannoni in riferimento alle parole di Lorenzin.

GLI INDAGATI E L'ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE - Oltre a Vannoni, tra gli indagati ai quali la procura torinese contesta l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa, figurano Mario Andolina, medico considerato suo braccio destro che aveva operato a Trieste, Gianfranco Merizzi, amministratore delegato di Medestea Internazionale spa, società che attraverso la sua controllata Medestea Stemcells, controllava e coordinava il ''progetto staminali'', il dirigente dell'Ires Piemonte, Erica Molino, biologa non iscritta all'albo che secondo le indagini effettuava la manipolazione del materiale biologico per conto di Stamina, e i due biologi russi collaboratori di Vannoni, Vyacheslav Klimenko e Olena Shchegelska.

E ancora: Marcello La Rosa, diregente dell'Ires Piemonte e socio della Re-gene, società collegata a Stamina, Mauro Delendi, tra il 2007 e il 2010 direttore generale dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste. Ermanna Derelli e Fulvio Porta , rispettivamente direttore sanitario e direttore della struttura complessa Unità Operativa oncologia pediatrica e coordinatore del progetto cellule staminali agli Spedali civili di Brescia, oltre a Carmen Terraroli, responsabile del Ciomitato Etico dell'ospedale, Arnalda Lanfranchi, biologa responsabile della Sezione Specializzata Laboratorio Cellule Staminali del presidio pediatrico agli Spedali Civili e Gabriele Tomasoni, direttore della Struttura Complessa unità operativa anestesia e rianimazione.

Ci sono poi: Leonardo Scarzella e Andrea Losana, rispettivamente neurologo e chirurgo ortopedico che lavoravano all'ospedale Valdese di Torino, Luigi Bistagnino, architetto e presidente del corso di laurea in disegno industriale al Politecnico di Torino e socio della Re-gene, Roberto Ferro, presidente e ad del poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino), Luciano Fungi, medico chirurgo che lavorava nello stesso poliambulatorio.

Per il responsabile dell'ufficio ricerca e sperimentazione clinica dell'Aifa, Carlo Tomino, l'accusa è invece di concorso nei reati di somministrazione di medicinali guasti in modo pericoloso per la salute. Gli viene contestato l'aver agevolato o comunque non aver impedito la commercializzazione e la somministrazione dei farmaci del metodo Stamina. In particolare secondo la procura torinese si sarebbe posto nella condizione di non impedire, o di non far impedire tempestivamente dagli uffici competenti dell'Aifa, la terapia Stamina agli Spedali Civili di Brescia.

MEDICI 'PENTITI' SU STAMINA: "MI VERGOGNO, MI SONO LASCIATO INGANNARE" - ''Mi vergogno di avere avuto la leggerezza di aver potuto alimentare false speranze. Mi sono lasciato ingannare e ho creduto alla parola 'compassionevole'''. Sono alcune delle parole, contenute nei verbali dell'inchiesta sul metodo Stamina, di medici che avevano fatto delle relazioni sulla terapia stamina per Vannoni e le famiglie, poi usate nelle cause civili per ottenere le cure compassionevoli. Il pm Raffaele Guariniello ne ha sentiti una ventina, tutti ''pentiti'', delle proprie conclusioni. Nessuno è indagato.

''Mi vergogno - dice un altro - mi sento colpevole se le mie relazioni possono aver contribuito a convincere i tribunali giudicanti della necessità di autorizzare la terapia del nulla. Ho sbagliato, Stamina è una scatola vuota''. E ancora ''sono consapevole di non essere in grado di definire un nesso causale tra lo stato di salute dei pazienti e il metodo Stamina di cui non so nulla - ammette una dottoressa - sono stata usata impropriamente e sono stata coinvolta dalla mediaticità dell'evento''. Mentre un altro medico racconta di essersi basato nelle proprie certificazioni ''soltanto su anamnesi e dialogo'' di ''non sapere nulla del metodo Vannoni'' e di aver poi deciso di ''interrompere la collaborazione con Vannoni in attesa che si faccia luce e chiarezza su questa vicenda''.

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