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Stamina, due infusioni a Brescia. Andolina: "Ora pensiamo a Noemi e Ludovica"

22 luglio 2014 | 16.33
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A riceverlo, dopo un'ordinanza giudiziaria, Federico Mezzina, il bambino di Fano affetto dal morbo di Krabbe e un bambino siciliano affetto da distrofia di Duchenne. Chiesta il rinvio a giudizio per Davide Vannoni. Il papà di Sofia scrive a Renzi: "Le cure compassionevoli sono un diritto"

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A pochi giorni dalla richiesta di rinvio a giudizio per Davide Vannoni, sono due le infusioni Stamina praticate oggi agli Spedali Civili di Brescia.

Sono state somministrate, a seguito di ordinanze giudiziarie, a Federico Mezzina, il bambino di Fano affetto dal morbo di Krabbe (che aveva già ricevuto il trattamento all’inizio di giugno), e a un bambino siciliano affetto da distrofia di Duchenne.

Come previsto dai provvedimenti, ad occuparsi dei casi sono stati il vice presidente di Stamina Marino Andolina, nominato ausiliario del giudice nell'ambito dell'ordinanza emessa dal tribunale di Pesaro a favore del piccolo Federico, e il presidente dell'Ordine dei medici di Trapani Giuseppe Morfino, ausiliario del giudice e capo dell'équipe che ha praticato l'infusione al bimbo siciliano (un team composto da un ortopedico, un anestesista e un'infermiera della Sicilia, e da Andolina), con la biologa di Stamina Erica Molino coinvolta nella preparazione del materiale da infondere per entrambi i bambini.

"E' andato tutto bene e Federico resterà ricoverato fino a domani mattina. Programmeremo il ritorno a Brescia fra 45 giorni", ha spiegato Andolina, dopo l'infusione. "Ho riempito qualche etto di carta - racconta - e sto facendo fare esami al bambino perché vogliamo valutare gli effetti della terapia contro gli sciacalli che diranno che non funziona. Vogliamo documentare tutto con esami strumentali. Federico è migliorato dopo l'infusione di giugno - sostiene il medico triestino - anche prima e più di quanto mi aspettassi. Noi non guariamo i pazienti, ma almeno per ora il bambino non soffre e deglutisce meglio. Ora vediamo cosa succede dopo questa infusione. Non credo raggiungeremo i risultati dell'anno scorso, rovinati dal ritardo nelle cure". Per Andolina il piccolo Federico, "per le caratteristiche della sua patologia, deve essere sottoposto a infusioni Stamina ogni 45 giorni, senza un termine di tempo. Almeno finché non cambia la tecnologia, o non arrivi la cura definitiva. Ora, per effetto dell'ordinanza del tribunale di Pesaro, ho l'autorità per imporre la terapia con la cadenza giusta, come avrebbe dovuto fare l'anno scorso".

Quella di oggi per il bambino è la nona infusione. "E il giudice ha stabilito che la terapia continua finché lo dice il medico prescrittore. L'equivoco sul ciclo di 5 infusioni è legato al fatto che nel primo protocollo preparato a Brescia si precisava che si garantivano 5 infusioni perché il tipo di prelievo che facciamo garantisce questo minimo". Quando finiranno le cellule presenti in laboratorio, aggiunge Andolina, "bisognerà procedere con un altro prelievo dal donatore". Dopo i trattamenti di oggi, annuncia, "ora dobbiamo pensare a Noemi e Ludovica", le due bambine protagoniste rispettivamente dell'ordinanza dell'Aquila e di quella emessa ieri dal tribunale di Roma. Per questo motivo già sabato il medico triestino e la biologa di Stamina Erica Molino saranno di nuovo a Brescia.

Anche il piccolo siciliano tornerà agli Spedali Civili tra un mese e mezzo per quella che sarà la sua terza infusione. "La procedura è andata bene - ha affermato Morfino - Il bambino non è stato sottoposto ad anestesia. Sta bene e ora è sotto osservazione. In giornata potremmo già procedere con le sue dimissioni. Il mio compito per ora è finito". Ma è già previsto un ritorno a Brescia. Il trattamento Stamina infatti, ricorda Morfino, prevede un'infusione ogni 45 giorni. "Abbiamo firmato un verbale e c'è un programma di lavoro. Intanto pensiamo a concludere un primo ciclo di 5 infusioni", precisa il camice bianco.

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