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Stamina: in aula ex di Vannoni, ero preoccupata, nessun protocollo possibile in sottoscala

07 ottobre 2014 | 12.15
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"Ero preoccupata per lui e per me. Vedevo i pazienti arrivare e ricevute con 'donazioni' per la ricerca sulle staminali da 27mila euro. Più di una volta dissi a Vannoni che doveva coinvolgere dei medici nel progetto perché lui come umanista non aveva le competenze per fare una sperimentazione medica e lui mi rispondeva di non preoccuparmi perché era solo questione di tempo e avrebbe avuto un finanziamento dalla Regione per avviare un laboratorio all'ospedale di Orbassano. Allora decisi di rivolgermi a un avvocato per chiedere consiglio". Lo ha spiegato in aula Rebecca Pera, ex fidanzata di Davide Vannoni che per diversi anni collaborò con il padre del metodo Stamina nell'attività di ricerche di mercato che si svolgeva negli uffici di via Giolitti a Torino.

Nel corso nel processo in cui Vannoni deve rispondere di tentata truffa alla Regione Piemonte Pera ha ricordato che nel 2007 si rivolse all'avvocato penalista Mariagrazia Pellerino (attuale assessore ai servizi educativi del Comune di Torino) esprimendo le sue preoccupazioni, poi riferite all'assessore regionale Andrea Bairati, che si occupava del finanziamento chiesto da Vannoni. "Vannoni mi telefonò il giorno seguente arrabbiato dicendo che sapeva che avevo parlato con un avvocato e per questo gli era stato revocato il finanziamento".

La relazione con Vannoni terminò nel 2000 "poi il nostro rapporto è proseguito con stima reciproca". Pera ha spiegato che "ero preoccupata quando ho visto iniziare ad arrivare i pazienti. Mi era chiaro che un laboratorio in un sottoscala di un ufficio senza finestre non poteva essere idoneo per alcun protocollo medico". E sulla presenza del nome di suo padre, che era un gastroenterologo all'ospedale Mauriziano, nel comitato scientifico ha spiegato "mio padre non ne sapeva nulla".

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