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Staminali: dal Besta di Milano la prima terapia cellulare senza cellule

25 febbraio 2014 | 11.57
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Milano, 25 feb. (Adnkronos Salute) - Staminali utilizzate come fabbriche di sostanze-farmaco naturali, in grado di aiutare i tessuti danneggiati da lesioni croniche ad auto-ripararsi e guarire a velocità doppia. Il tutto senza alcun trapianto. E' 'made in Italy' la prima terapia cellulare senza cellule, nuova frontiera nel campo della medicina rigenerativa, sviluppata dagli scienziati dell'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Lo studio, pubblicato su 'Stem Cell Research & Therapy', è stato condotto in collaborazione con l'università di Perugia e Innovhub-Ssi (stazioni sperimentali per l'industria) del capoluogo lombardo.

I ricercatori hanno usato piccole strutture chiamate 'scaffolds', fatte di fibre di seta sottilissime, che vengono immerse in un 'bagno' di staminali in modo da assorbire come spugne le molecole benefiche prodotte dalle cellule bambine. Una volta collocati nella lesione da riparare, per esempio un'ulcera diabetica, gli scaffolds così trattati rilasciano poco per volta le sostanze curative, aiutando l'organismo in una cicatrizzazione rapida. "Si tratta di un approccio del tutto nuovo all'uso delle cellule staminali - spiega Eugenio Parati, direttore del Dipartimento di neuroscienze cliniche del Besta - Invece di usarle direttamente come una sorta di 'panacea' capace di diventare qualsiasi tipo di cellula, e così riparare ogni tipo di danno all'interno del corpo, le abbiamo utilizzate come produttrici di molecole attive. Una sorta di capsule che contengono più farmaci, senza la necessità di trapiantarle nel corpo".

In poche parole, riassume lo scienziato, "abbiamo realizzato una vera e propria terapia cellulare senza l'impiego di cellule direttamente innestate sul soggetto trattato. Ciò ha portato grandi vantaggi: pratici perché possiamo riutilizzare più volte le stesse staminali; e medici perché, trattandosi solo di molecole, non ci sono né problemi di rigetto né problemi etici". Parati tiene a precisare che, per il momento, "si tratta di una sperimentazione in laboratorio e non ancora di una terapia: per arrivare all'impiego nella pratica clinica saranno necessari alcuni anni". Tuttavia, la prova sul topo suggerisce per gli esperti del Besta "un uso potenziale di queste strutture nella cura di ulcere croniche diabetiche negli esseri umani". (segue)

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