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Berlino, continua caccia ad Amri. I fratelli: "Radicalizzato in carcere italiano"

22 dicembre 2016 | 10.23
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(Foto Afp) - AFP

Continua la caccia ad Anis Amri, il tunisino ricercato per l'attentato di Berlino. Il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere ha confermato che appartengono a lui le impronte trovate all'interno del tir utilizzato lunedì per l'attacco al mercatino di Natale.

Nel frattempo le autorità preposte alla sicurezza in Germania avrebbero ricevuto informazioni secondo cui il 24enne si sarebbe offerto con esponenti degli ambienti islamisti di compiere un attentato suicida. Stando alla notizia, riportata da Der Spiegel, l'offerta di Anis Amri sarebbe emersa da precedenti indagini.

La polizia tedesca ha ispezionato un pulmann nella stazione ferroviaria di Heilbronn, nel Baden Wurttemberg, in un raid che sembra connesso con le ricerche del sospetto. Lo rivela Focus. Testimoni oculari hanno parlato di una grossa presenza di polizia.

Oggi c'è stato anche un blitz della polizia tedesca in una moschea di Berlino nel distretto di Moabit. Lo riferisce il giornale 'Berliner Zeitung', secondo cui le autorità hanno usato una granata stordente durante l'operazione nella moschea dove Amri avrebbe trascorso del tempo dopo essere arrivato in Germania nel luglio dello scorso anno. Il luogo di culto, noto come Fussilet 33, è considerato un punto di ritrovo dei radicali islamici dal servizio di intelligence interno tedesco.

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La madre del sospetto ha lanciato un appello al figlio perché si consegni alle autorità tedesche. "Se dietro gli attacchi ci fosse mio figlio, lo ripudierei", ha dichiarato Nour al-Huda, in un'intervista al giornale tunisino al-Chourouk. "Ho parlato con lui giorni fa. Mi ha mandato regali e denaro", ha aggiunto la donna, spiegando che il figlio voleva rientrare in Tunisia per risolvere le questioni legate allo status legale nel suo Paese di origine.

Sulla permanenza del tunisino in Italia, si scopre che era arrivato nel 2011 a Lampedusa e da lì, dopo avere detto di essere ancora minore, venne trasferito in un centro di accoglienza di Belpasso, nel catanese, dove il 20 ottobre diede fuoco alla struttura. Non avrebbe partecipato, dunque, al rogo del centro d'accoglienza di Lampedusa, come appreso in un primo momento, ma all'istituto di Belpasso che ospitava i minori non accompagnati. Lo confermano ambienti giudiziari all'Adnkronos. Amri venne arrestato dai carabinieri per minaccia aggravata, lesioni personali e incendio doloso. Dopo la condanna a quattro anni si era trasferito di recente in Germania dove si sarebbe radicalizzato.

Due suoi fratelli sostengono però, in un'intervista rilasciata alla tv 'Sky News Arabia', che il giovane si sia "radicalizzato durante il periodo di detenzione Italia". "Invece di andare in Europa per lavorare e migliorare le proprie condizioni, si è messo nei guai in Italia ed è stato arrestato. Entrato in carcere con una mentalità, ne è uscito con un'altra", ha detto il fratello Abdel Qader.

"Dopo la scarcerazione - ha continuato - è diventato intrattabile, testardo, non dava ascolto a nessuno". "Se verrà confermato il suo coinvolgimento nell'attacco, allora non rappresenta più né me né la mia famiglia", ha aggiunto Abdel Qader. L'altro fratello, Walid, ha riferito che Anis Amri non era un musulmano praticante, "non rispettava i suoi obblighi religiosi, al contrario dai fratelli e dei genitori. Ma il periodo in carcere lo ha cambiato, perché ha incontrato persone di altre nazionalità arabe. Dopo l'uscita dalla prigione era diventato estremista".

La Procura di Palermo ha aperto una indagine conoscitiva. I magistrati, coordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, stanno tentando di ricostruire il percorso carcerario del tunisino, detenuto anche a Palermo prima di raggiungere la Germania. Al momento si tratta solo di un'indagine conoscitiva senza indagati.

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