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Studio pediatri, al Sud +50% rischio morte bimbi in primo anno vita

02 luglio 2021 | 09.18
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Un bambino che nasce nel Mezzogiorno d'Italia ha un rischio del 50% più elevato di morte nel primo anno di vita. E la necessità del 70% più alta, rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord, di dover migrare in altre regioni per curarsi. Sono solo alcune delle gravi diseguaglianze emerse da recenti ricerche condotte dalla Società italiana di pediatria (Sip). Disparità di partenza che la pandemia ha accentuato.

Un ambito in cui si manifestano profonde diseguaglianze è la mortalità neonatale, come rileva lo studio in pubblicazione sulla rivista 'Pediatria', che ha valutato i tassi di mortalità neonatale e infantile in Italia, sulla scorta dei dati dell’Istat riferiti all’anno 2018 (ultimi disponibili). I bambini che nascono e risiedono nel Mezzogiorno hanno un rischio di morire nel primo anno di vita del 50% più elevato di quelli che vivono nelle regioni del Nord. E le differenze diventano ancora più evidenti per i figli di genitori stranieri (+100%).

"L’idea che nascere e vivere in un particolare territorio del nostro Paese - afferma la presidente Sip Annamaria Staiano - possa offrire una maggiore o una minore probabilità di cura e di sopravvivenza semplicemente non è accettabile. Questi dati ci mettono di fronte alla necessità di esigere un cambiamento, una repentina inversione di rotta. Oggi abbiamo la straordinaria possibilità di usufruire dei fondi previsti dal Next Generation Eu, quale migliore settore sul quale investire se non il mondo dei bambini? Quale migliore occasione per iniziare a limare il divario Nord-Sud se non partendo dal bambino nella prima infanzia"?

Altro problema è la migrazione sanitaria dei minori. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato sull' 'Italian Journal of Pediatrics'. Il lavoro è stato condotto su tutti 7.871.887 bambini e ragazzi residenti in Italia nel 2019 con un’età inferiore a 15 anni. I dati (ottenuti dal 'Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero - Sdo 2019' pubblicato dal ministero della Salute) hanno messo in luce che i bambini/ragazzi residenti nel Mezzogiorno rispetto a quelli residenti nel Centro-Nord sono stati curati più frequentemente in altre regioni (11,9% contro 6,9%), numero che cresce sensibilmente soprattutto quando si considerano i ricoveri ad alta complessità, (21,3% vs 10,5% del Centro-Nord). Il costo della migrazione sanitaria dal Mezzogiorno, dove risiede circa il 35% dei bambini/ragazzi, verso altre regioni è stato di 103,9 milioni di euro pari al 15,1% della spesa totale dei ricoveri e l'87,1% di questo costo (90,5 milioni di euro) ha riguardato la mobilità verso gli ospedali del Centro-Nord.

"La migrazione sanitaria dei minori lontano da casa - afferma Mario De Curtis, presidente del Comitato per la bioetica della Società italiana di pediatria - determina profonde sofferenze per il distacco dal luogo di origine, problemi economici per le famiglie per le spese del trasferimento e difficoltà di lavoro dei genitori per l’allontanamento dalla loro sede. Inoltre - prosegue Curtis - le regioni meridionali, a causa della migrazione sanitaria, si trovano costrette a rimborsare, attraverso il meccanismo della compensazione tra Regioni, le prestazioni mediche a cui si sottopongono i propri abitanti altrove. Una parte di questi costi - sottolinea - potrebbero invece essere investiti in gran parte localmente in strutture e professionalità per migliorare la situazione sanitaria. La mobilità sanitaria, pur interessando tutte le regioni italiane, è particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno ed è indice di una carenza di assistenza pediatrica, che dovrebbe essere rafforzata attraverso la creazione di servizi, attualmente non equamente distribuiti sul territorio".

L’entità del trasferimento verso le strutture del Centro-nord per alcune regioni del Sud ha un impatto economico particolarmente elevato: per il Molise è pari al 45,9% di tutte le spese sanitarie per l’assistenza ai minori under 15, per la Basilicata al 44,2%, per la Calabria e l’Abruzzo a oltre un quarto (rispettivamente 26,9 % e 26,3%). In termini assoluti la Campania, regione del Sud con il più elevato numero di bambini 0-14 anni, è quella che spende di più per ricoveri fuori regione (25 milioni di euro pari al 12% dei costi sanitari per questa fascia di popolazione). Particolare attenzione va posta ai bambini con malattie croniche e rare, che sono tra i soggetti che di più contribuiscono alla mobilità sanitaria interregionale.

"La minore presenza di centri di riferimento per patologie complesse nelle regioni meridionali - afferma Giovanni Corsello, ordinario di Pediatria all’Università di Palermo - è una causa, che accentua le diseguaglianze sociali in quanto incide notevolmente sui bilanci familiari, già mediamente più bassi, con le spese per viaggi, trasferimenti, soggiorni fuori sede, assenza dal lavoro, etc.. La pandemia - aggiunge Corsello - ha inciso negativamente sullo stato di salute di questi bambini, riducendo la qualità delle cure, il calendario dei controlli e delle prestazioni di recupero e abilitazione. È nettamente aumentato- conclude - il numero di soggetti disabili o con malattie croniche ricoverato in situazioni di urgenza in ospedale, per complicanze dovute a mancati controlli, o per esordio non intercettato in modo precoce ed efficace".

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