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Studio, per salvare biodiversità serve approccio olistico

23 ottobre 2020 | 18.37
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Mancati gli obiettivi al 2020, per fissare target raggiungibili nel 2030 e nel 2050 da parte della Convenzione sulla Diversità Biologica dell’Onu serve un approccio multiplo e connesso, come multipla e connessa è la natura. Insomma, serve un approccio olistico e non ha senso fissare obiettivi e mettere in campo azioni slegati gli uni dagli altri. Lo sostengono oltre 60 ricercatori provenienti da 27 Paesi, fra i quali Carlo Rondinini del Dipartimento Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, nello studio pubblicato su Science.

L’allarme sulla tutela della biodiversità parte da lontano ed è stato possibile già tracciare un bilancio - purtroppo non positivo - sugli obiettivi che la Convenzione sulla Diversità Biologica dell’Onu aveva fissato per il 2020. Il mancato raggiungimento dei traguardi previsti, ha imposto alla comunità scientifica una riflessione in vista della Convenzione delle Parti prevista per maggio 2021 che avrà il compito di fissare l’Agenda per il 2030 e il 2050.

Da qui, lo studio “Set ambitious goals for biodiversity and sustainability”. Il team che lo ha realizzato ha tracciato le basi scientifiche per ridisegnare gli obiettivi sulla biodiversità, partendo da un’attenta analisi di quanto emerso e circolato finora proprio in vista dell’appuntamento operativo nell’ambito Convenzione sulla Diversità Biologica dell’Onu.

Il lavoro non esprime un giudizio sui singoli segmenti che si stanno abbozzando e che diventeranno i futuri Obiettivi: fissa però, sulla base di valutazioni scientifiche, lo scenario entro il quale bilanciare le azioni.

“Il punto di partenza è che è la natura stessa a essere connessa nelle sue parti e dobbiamo tenerne conto - spiega Carlo Rondinini - Quale senso avrebbe un obiettivo ambizioso sulla tutela delle specie che prescindesse dalla tutela dell’ecosistema? Lo sforzo che abbiamo fatto è proprio nello stabilire con metodo scientifico come gli obiettivi si rinforzino o si indeboliscano l’un l’altro, producendo uno strumento concreto, un toolkit, ai negoziatori internazionali che si troveranno attorno al tavolo per fissare gli Obiettivi futuri”.

Il risultato della ricerca condivisa è un report di valutazione completa, indipendente, scientificamente fondata e che non ha precedenti, condotta attraverso la lente di tre 3 considerazioni principali: c’è un rischio esplicito nel fissare contorno e livello di una singola azione slegata dalle altre; gli obiettivi devono essere multipli, coerenti e assunti con un approccio olistico; nel fissare ciascun obiettivo bisogna considerare la fattibilità, ma al contempo non rinunciare ad essere ambiziosi, altrimenti non sarà possibile innescare una controtendenza fruttuosa sul tema della biodiversità nel 2050.

“Lo studio, fornisce le basi scientifiche per distinguere tra obiettivi di basso e alto impatto e una vera e propria check list che ne assicuri un equilibrio - continua Rondinini - Fra gli altri, indica come incisivi il ripristino mirato degli ecosistemi, la minima perdita di specie e la conservazione del 90% della diversità genetica”.

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