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Sud, Svimez: economia torna vitale ma continua esodo giovani

10 novembre 2016 | 18.04
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Il presidente di Svimez Adriano Giannola (Foto Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Dopo anni di crisi, il Sud sta dando segnali di vitalità e ripresa. Nel 2015 sono infatti cresciuti nel Mezzogiorno Pil (+1%) e occupati (+1,6% pari a 94 mila unità) e nel 2016 è salita finalmente anche l’occupazione giovanile che registra un +3,9% rispetto a una media nazionale del +2,8%. Ma nonostante ciò, al Sud ci sono "ancora emergenze" e 10 cittadini su 100 versano in povertà assoluta. Sul meridione, inoltre, incombe anche "il rischio desertificazione" per l'esodo continuo di popolazione, specie di giovani in età produttiva e di talenti. Negli ultimi venti anni, infatti, il Sud ha perso 1,113 milioni di unità, la maggior parte dei quali concentrati nelle fasce d'età produttiva tra 25-29 anni e 30-34.

E' un quadro in chiaro scuro quello che emerge dal Rapporto 2016 di Svimez sull'economia nel Mezzogiorno, presentato oggi a Roma. "Dopo sette anni di crisi ininterrotta, l’economia delle regioni meridionali ha iniziato la ripresa", sebbene in ritardo non solo rispetto al resto dell’Europa ma anche al resto del Paese: dal 2007, rilevano gli analisti di Svimez, il Pil in quest'area è calato del -12,3%, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord (-7,1%).

Il Sud "sta tornando vitale" ma la sua economia va "nutrita con la continuità" degli investimenti e dei programmi, avverte il presidente di Svimez, Adriano Gannola. I dati dell'economia del Mezzogiorno "sono positivi oltre le aspettative per il 2015, ma problematici per il 2016 perché -sottolinea- legati alla continuità degli investimenti ". "Il segnale di ripresa del Sud c'è, soprattutto c'è un segnale di vitalità", ma tutto ciò va "nutrito ed il cibo per alimentarlo -indica- è fatto di investimenti e continuità di programmi". E "non ci sono scorciatoie" taglia corto Giannola.

"I risultati, nel complesso positivi, del mercato del lavoro meridionale, che si riflettono in un aumento dell’occupazione e un calo della disoccupazione, non debbono però far perdere di vista le criticità, in quanto i livelli occupazionali al Sud sono ancora troppo distanti da quelli precedenti alla crisi" segnalano gli analisti dell'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Sud nel report. L’unica regione del Sud vicina ai valori del 2008, sottolineano, è la Basilicata. A fare da volano per l'aumento dei posti di lavoro al Sud sono in particolare l’agricoltura (+5,5%) e il terziario (+1,8%), grazie soprattutto al turismo.

Nell’industria in senso stretto vi è nel 2015 ancora un calo degli occupati al Sud -1,6%, che, però, nei primi mesi del 2016 inverte il segno: +3,9%, mentre prosegue la caduta degli occupati nelle costruzioni all’inizio dell’anno in corso, -4%. Se salgono gli occupati, perdono però peso le occupazioni più qualificate, cresce piuttosto il lavoro part-time in professioni meno qualificate. Nel 2015 l’incremento del tempo pieno è più forte al Sud (+1,3%, a fronte del +0,4% del resto del Paese) favorito dalla riforma del job acts e dalla decontribuzione piena sulle nuove assunzioni. Non a caso aumenta, invece, al Centro-Nord e cala al Sud all’inizio del 2016, quando la decontribuzione scende dal 100% al 40%.

La povertà e le disuguaglianze sociali sono ancora un'ombra sulla crescita del Sud. Nel 2015, infatti, 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord. Il rischio di cadere in povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese, nelle due regioni più grandi, Sicilia e Campania, sfiora il 40%, avvertono gli analisti.

"I dati Svimez confermano che il Sud è in piena ripresa, ma noi vogliamo che la ripresa sia più forte, perché il ritardo che il Mezzogiorno ha accumulato negli anni passati richiede un ritmo di crescita stabilmente più accentuato e consistente di quello del Centro-Nord" afferma il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. "I dati Svimez confermano che il Sud è una realtà viva con delle eccellenze imprenditoriali, capacità di innovare e di competere. Il Patto per il Sud e il Masterplan supporteranno la capacità di sviluppo che il Sud ha" aggiunge. "Non dobbiamo dimenticare che il Sud parte da situazione più arretrata" rispetto alle altre aree del Paese, e, osserva infine De Vicenti, "ha bisogno di crescere di più". Ma la crescita del Sud, segnala l'ad di Invitalia Domenico Arcuri, passa anche per finanziamenti destinati a "infrastrutture fondamentali per la crescita" perché, evidenzia, "il costo di 2.000 fontane, o 2.000 rotonde per la viabilità, è lo stesso di un importante tratto della linea ferroviaria di Alta Velocità che collega Napoli con Bari o con Reggio Calabria". "Sarebbe il caso -esorta Arcuri- di dimenticare per una decina di anni fontane e rotonde e puntare sulle infrastrutture fondamentali per la crescita del Sud". Per il Sud è "un momento di svolta" segnala il presidente Giovani Imprenditori di Confindustria, Marco Gay."E' un momento in cui -spiega- il Sud può fare la sua parte per lo sviluppo dell'Italia e le risorse a disposizione ci devono permettere questo". Gay assicura che "la voglia di fare impresa c'è" e questa voglia "è anche nei giovani" ed è "fra le più alte d'Italia". Basti pensare, rileva Gay, che "il 40% delle startup a livello nazionale nascono al Sud". "E' un momento di svolta e su questo solco bisogna andare perchè la ripresa -incalza Gay- passa dal fare e dal fare con visione".

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