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Sudan: Meriam, temo per il futuro della mia famiglia

02 luglio 2014 | 09.17
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Khartoum, 2 lug. - (Adnkronos/Aki) - Teme per il futuro della sua famiglia e ha paura per le condizioni di salute di sua figlia Maya, partorita il 27 maggio mentre si trovava nel carcere di Khartoum, condannata a morte per apostasia e a essere frustata per adulterio. Una condanna poi annullata dalla Corte d'Apello, che ha riconosciuto innocente Meriam Yehya Ibrahim. La donna è stata poi arrestata il giorno dopo il rilascio all'aeroporto di Khartoum, dove insieme al marito e ai due figli stava per imbarcarsi su un volo per gli Stati Uniti con un documento di viaggio rilasciato dall'ambasciata di Juba.

A esprimere le sue paure è la stessa donna sudanese, 27 anni e due figli, che per sposare il marito Daniel Wani originario del Sud Sudan si è convertita dall'Islam al cristianesimo e per questo ha rischiato la vita. Nella sua prima intervista dopo la scarcerazione, rilasciata alla Cnn, Meriam racconta di aver ''partorito incatenata. Non avevo le manette, ma catene alle gambe. Non potevo aprirle'' per far nascere la bambina. Per questo ''non so se in futuro avra' bisogno di aiuto per camminare o no''.

In merito alle utlime accuse sui suoi documenti di viaggio, la donna si chiede: ''come potevano essere sbagliati? Li ha emessi un'ambasciata. Erano corretti al 100 per cento ed erano stati approvati dagli ambasciatori del Sud Sudan e degli Stati Uniti''. Dopo il nuovo rilascio, giovedì, la donna è stata trasferita insieme al marito e ai due figli presso l'ambasciata di Washington a Khartoum. L'uomo ha anche cittadinanza americana oltre che sudanese. Ora si trova invece in un nuovo segreto. ''E' un posto sicuro, ma non confortevole'', ha detto alla Cnn.

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