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Russia: su sito Cremlino le foto di Putin con le bandiere del fronte ucraino

27 febbraio 2015 | 15.00
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Il presidente russo distribuisce medaglie ai reduci della Grande guerra patriottica che su questi fronti hanno combattuto, ma, come denuncia la storica dell'Mit Elizabeth Wood, la foto vuole anche segnalare altro, perché Putin combatte una guerra di parole e simboli

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Putin assegna le medaglie in vista della Giornata della difesa della patria - (foto pubblicata sul sito del Cremlino)

Vladimir Putin distribuisce medaglie al Cremlino in vista della giornata in onore dei difensori della patria, già giornata dell'Armata rossa. Alle sue spalle, alcuni giorni fa, gli stendardi del primo fronte ucraino, del secondo, del terzo e del quarto. Risalgono alla seconda guerra mondiale, la Grande guerra patriottica per i russi, e sono i vessilli dei corpi di appartenenza dei reduci che hanno ricevuto l'onorificenza nel quadro delle celebrazioni del 70esimo anniversario della vittoria sui nazisti che ricorre quest'anno.

"Dall'altro lato, il messaggio sembra essere confezionato per segnalare che la leadership del Cremlino continua a considerare l'Ucraina come parte della nazione", ha sottolineato Elizabeth Wood, storica dell'Mit, specializzata in storia russa e sovietica, in un commento sul Washington Post in cui ricorda che la foto è stata pubblicata sul sito del Cremlino.

"Oggi Putin conduce una guerra di parole, ma anche una guerra di simboli. Mostrare alle sue spalle i vessilli dei diversi fronti ucraini significa ignorare la complessità della Seconda guerra mondiale, il profondo trauma di chi allora l'ha vissuta per ritrovarsi in seguito in un altro paese. E significa anche ignorare le sofferenze degli ucraini sulla Maidan il 20 di febbraio 2014 (la cerimonia del Cremlino è avvenuta proprio il 20 febbraio, il giorno in cui gli ucraini hanno commemorato la strage dello scorso anno ndr) falciati dalla loro stessa forza di polizia. E soprattutto, è mostrare platealmente indifferenza per gli ucraini di Donetsk, Luhansk, e ora Debaltseve che sono stati costretti a lasciare le loro case e per le migliaia di ucraini che sono morti", sottolinea la storica.

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