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Sanità: Roma, flash mob medici Pronto soccorso S.Camillo contro tagli Ssn

23 gennaio 2015 | 10.58
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Le denunce dei lavoratori nella manifestazione '#prontosoccorsoKo', organizzata dalla Fp Cgil

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Lavoratori in protesta al S.Camillo di Roma

Un manichino in barella per denunciare la condizione dei pazienti costretti a lunghe attese nei pronto soccorso degli ospedali italiani. E' il flash mob, con medici in camice bianco e cartelli sulle stressanti condizioni di lavoro in cui operano, promosso questa mattina dalla Fp Cgil davanti l'ingresso del Dea del San Camillo di Roma. L'iniziativa rientra nella manifestazione nazionale #prontosoccorsoKo 'Sicuri di volervi far curare da medici e infermieri stressati?', che oggi coinvolge altri ospedali in tutta Italia.

Tra le testimonianze di medici e personale sanitario del S.Camillo c'è quella di Sergio, medico del Pronto soccorso, che nel suo cartello denuncia la sua ultima giornata lavorativa di 16 ore consecutive. Oppure Antonio, autista di ambulanza del 118, "costretto al lavoro guidando per 16 ore al giorno", denuncia nel cartello che tiene in mano. L'esasperazione degli operatori si legge anche nel cartello di Francesca, infermiera del Dea, "da almeno 15 anni aggredita sul lavoro nel mese di gennaio (19 giorni di prognosi), è la terza volta nel 2014".

"I tagli indiscriminati uccidono la salute, la sanità è al collasso e i cittadini, privi di una efficace rete territoriale alternativa - spiega la Fp Cgil - sono costretti a recarsi nei pronto soccorso di ospedali senza più posti letto sufficienti. La riduzione dei fondi e del personale ricade così direttamente su di loro, privati di un diritto, e sugli operatori, costretti a turni massacranti per mantenere i servizi".

Secondo Natale Di Cola, segretario generale della Fp Cgil Roma e Lazio, "per superare il caos dei pronto soccorso ci vuole l'impegno di tutti: il Governo deve revocare i tagli al Ssn. Ad esempio, nel Lazio già sono stati fatti 4 mld di tagli negli ultimi 5 anni. Inoltre serve la revoca del blocco delle assunzione. La Regione - prosegue - dovrebbe potenziare l'assistenza sul territorio con le Case della salute, anche per la gestione delle emergenze: in questo modo si potrebbe decongestionare la situazione delle attese". "Oggi c'è il 15-20% dei lavoratori nella sanità pubblica del Lazio che fa doppi turni massacranti - precisa il sindacalista - Serve infine una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini affinché usino i pronto soccorso solo per le vere emergenze".

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