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Taser, il cardiologo: "Rischio di morte in alcuni casi"

17 gennaio 2020 | 17.45
LETTURA: 5 minuti

Lo spiega all'Adnkronos Salute Francesco Perna, cardiologo aritmologo della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma. Maurizio Santomauro, cardiologo del Policlinico universitario Federico II di Napoli: "Nozioni mediche a polizia per evitare decessi"

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(Fotogramma)

Con l'utilizzo del "Taser un rischio minimo di mortalità cardiaca esiste, se utilizzato su persone cardiopatiche o sotto effetto di sostanze come la cocaina". Lo spiega all'Adnkronos Salute Francesco Perna, cardiologo aritmologo della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, dopo l'approvazione, oggi in Consiglio dei ministri del regolamento che disciplina l'uso della pistola a impulsi elettrici che entrerà quindi nelle dotazioni delle Forze di polizia, dopo il vaglio del Consiglio di Stato e poi tornerà in Cdm per l'approvazione definitiva.

"Abbiamo pochi dati - spiega Perna - sugli effetti dell'uso del Taser, utilizzato fino ad oggi soprattutto negli Stati Uniti, da dove provengono le ricerche disponibili. L'elettricità, con questo strumento, viene applicata sulla pelle, che è un isolante naturale. Il cuore è protetto anche dai muscoli e dal grasso. La corrente che arriva al cuore è quindi molto attenuata. Ciò non toglie che ci sia un rischio teorico, seppure basso, di provocare un'aritmia che può essere mortale in persone con cardiopatie o che abbiano fatto uso di sostanze eccitanti come la cocaina".

Anche le persone portatrici di alcuni tipi di pacemaker o defibrillatori possono incorrere in aritmie letali. Nel caso di apparecchi che mantengono il battito in continuo "l'impulso del Taser potrebbe, sempre teoricamente, interrompere il battito per i 10-15 secondi con conseguenze gravi", spiega il cardiologo. Il problema è che i dati sull'uso di queste armi, continua il cardiologo, "sono molto ridotti. Sperimentazioni in questo campo, infatti, possono essere fatte solo a posteriori. Si possono fare solo ricerche osservazionali sui casi in cui l'arma è stata già utilizzata. Contrariamente a quanto avviene con i farmaci, infatti, che servono a curare e a far star bene le persone, si tratta di armi. Dal punto di vista etico, quindi, non possono essere sperimentate sugli esseri umani per raccogliere informazioni medico-scientifiche. Ed è discutibile anche una sperimentazione sugli animali", conclude Perna.

Della stessa idea anche Maurizio Santomauro, cardiologo del Policlinico universitario Federico II di Napoli e presidente del Gruppo intervento emergenze cardiologiche (Giec), commentando all'AdnKronos Salute l'ok del Consiglio dei ministri al regolamento sull'uso della pistola a impulsi elettrici in dotazione delle Forze di polizia. La scarica elettrica emessa dal Taser, in alcune condizioni particolari - come già accaduto in molti casi negli Stati Uniti - può anche uccidere, "soprattutto se chi lo usa non è a conoscenza di alcune precauzioni da adottare". Per questo "nei corsi di addestramento dovrebbero essere inserite nozioni di medicina, così da scongiurare rischi di morte per il soggetto colpito e tutelare il poliziotto che, usando il Taser, non ha intenzione di uccidere". Il cardiologo - precisando di non essere contrario all'utilizzo del Taser per le forze di sicurezza - spiega che "il Taser spara due freccette collegate tramite dei fili elettrici che, a loro volta, producono una scarica ad alta tensione (in genere 50 mila volt), ma a basso amperaggio (tra i 6 e i 10 milliampère), rilasciata in brevissimi impulsi ravvicinati. Per ottenere l'effetto desiderato entrambe le freccette devono colpire il bersaglio. E sono proprio questi impulsi i responsabili potenziali di un'aritmia cardiaca, oltre che della contrazione dei muscoli periferici". Aritmia che, in particolari condizioni e soprattutto in soggetti cardiopatici o sotto effetto di stupefacenti o di ebbrezza, può portare alla morte. Per questo, secondo il cardiologo, non è sufficiente ciò che è contenuto nel protocollo di addestramento impartito ai poliziotti, ma "devono essere istruiti con elementi di medicina, come ad esempio quella di non colpire una precisa area del cuore e di non dare più scariche di seguito e ravvicinate: due elementi questi che favoriscono l'induzione di un'aritmia".

Non solo. Secondo Santomauro, inoltre, "bisognerebbe fare come accade in Svizzera dove la Gendarmerie è dotata da anni di Taser, ma anche di defibrillatori semi-automatici, in modo che in caso di malore pericoloso per la vita i poliziotti possano prestare subito un primo soccorso, e non limitandosi a chiamare il 911 come accade negli Stati Uniti con il rischio che l'ambulanza arrivi tardi". A proposito degli Usa, dove il Taser è in uso dal 2001, l'esperto riporta che il Taser "ha provocato moltissime morti, forse centinaia, anche se sono solo 12 quelle per le quali è stato accertato il nesso causale". Il presidente del Giec riferisce infine di aver inviato all'Istituto superiore di sanità, a gennaio 2019, la richiesta di creare un tavolo di lavoro medico-scientifico sull'uso del Taser in Italia, senza però aver avuto nessuna risposta.

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