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Teatro: al Quirino di Roma si ribadisce 'L'importanza di chiamarsi Ernesto'

26 febbraio 2014 | 17.02
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A quasi 120 anni di distanza dal debutto al londinese St.James Theatre, si ribadisce al teatro Quirino di Roma fino al 16 marzo 'L'importanza di chiamarsi Ernesto', nella dimostrazione che è valsa all'opera di Oscar Wilde il titolo di 'commedia perfetta' e che ora viene proposta da Geppy Gleijeses nei duplici panni di regista e attore protagonista, affiancato in scena da Marianella Bargilli e Lucia Poli.

Il lavoro, nonostante il successo di pubblico, fu rappresentato soltanto per sei repliche e poi smontato, a causa delle vicende sessual-giudiziarie che coinvolsero il suo autore, che querelò un lord che a sua volta aveva accusato Oscar Wilde di sodomia. Da lì a pochi anni, segnati anche dal carcere e dal pubblico 'disonore', il grande letterato inglese morì e 'L'importanza di chiamarsi Ernesto' rimase la sua ultima commedia. Il nome di Earnest, che per curiose vicende parallele viene falsamente 'rivendicato' da due amici, nel meccanismo teatrale diventa la chiave per aprire il cuore e l'interesse di due donne e chiudere felicemente l'accordo per un matrimonio e un fidanzamento.

"Siamo nell'ostentata ricchezza in cui l'unica preoccupazione è la decisiva importanza di un nome, Earnest. Da autore sociale - osserva Gleijeses nelle sue note di regia - Oscar Wilde contrasta matrimonio, famiglia e proprietà privata ed esalta l'arte come strumento di propaganda e di lotta". Non a caso, notava lo scrittore inglese, "dovremmo trattare molto seriamente tutte le cose frivole e con sincera e studiata frivolezza tutte le cose serie della vita..."

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